Intuito: Umberto Basso

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Umberto Basso, AKQA Italy
Managing Director

Umberto Basso lavora nel campo del digital e del web dalla metà degli anni Novanta. Ha co-fondato diverse agenzie e startup, tra cui l’incubatore H-Art, nel 2005. Nel 2001 è entrato in AKQA, dove ricopre ora il ruolo di ManagingDirectordi AKQA Italy.

Presentazione

Lavoro con tutto ciò che concerne il digital, Internet e le dot.com dalla metà degli anni Novanta. Ho co-fondato la mia prima agenzia nel 1998. Eravamo tutti concentrati a definire le primissime user experience online per grosse realtà del sistema bancario, assicurativo o di telecomunicazioni – i primi approcci alla progettazione di applicazioni online, customer journey, portali, questo genere di cose. In quegli anni, la tecnologia era il nostro primo focus. Oggi la tecnologia è sempre secondaria alla customer experience: l’esperienza del cliente viene prima di tutto.

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Sull’intuito

Per me l’innovazione ha a che fare con la creatività e l’intuito allo stesso tempo. Tutte le innovazioni nascono come idee creative, ma non tutte le idee creative diventano idee innovative. Un’idea è innovativa quando riesce a generare valore – e noi dobbiamo dimostrarlo. L’intuizione è il modo in cui connettiamo questo valore aggiunto con la sua dimostrazione: così facendo generiamo una visione.

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Sulla tecnologia oggi

È finita l’epoca in cui la tecnologia era lo scopo. Oggi la tecnologia è un mezzo in vista di uno scopo. La tecnologia può essere considerata un catalizzatore per l’innovazione: aggiunge velocità a una reazione che sta già avvenendo. Dieci anni fa, la tecnologia era una sorta di “ingrediente B2B”. Oggi, è più un “ingrediente B2C” che avrà un impatto B2B. Ossia: il nostro modo di utilizzare uno smartphone anticiperà il modo in cui le aziende interagiranno fra loro in un prossimo futuro. Noi, come consumatori, siamo già lì.

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Sulla velocità dell’innovazione

Le aziende vengono perturbate in maniera del tutto inaspettata. Il ruolo dell’intuito è quello di connettere i diversi punti dai quali osservare questa disruption, che accade a una velocità senza precedenti. Stiamo cercando di anticipare, a esempio, le conseguenze che avranno le auto a guida autonoma. È probabile che finiranno per disgregare alcune aziende estranee all’industria dell’automobile: le compagnie assicurative, per esempio. Immagina: sei una persona che oggi viaggia spesso per lavoro, passi le notti in hotel a 200 chilometri da casa. Farai altrettanto in futuro? O sarà la tua auto ad accompagnarti a casa, in totale sicurezza, mentre tu ti rilassi e guardi un film a notte fonda? Se questo realmente accadrà, quale sarà il futuro del settore degli hotel? Un’innovazione nell’automotive avrà un impatto dirompente su qualcosa che non ha, chiaramente, nulla a che fare con il modo in cui guidiamo.

Sull’ottimizzazione

Per introdurre la disruption e innovare in maniera concreta, non possiamo affidarci unicamente all’apprendimento delle macchine. Necessitiamo di intuito – forse non una dote umana per eccellenza – per migliorare le visioni che ci derivano dalla costante analisi dei dati. Solo così aggiungeremo valore, e faremo il lavoro giusto al momento giusto con le nostre capacità – con il conforto delle intuizioni più di quanto non avvenisse in passato. Saremo in grado di dimostrare più velocemente che le nostre intuizioni hanno significato e, come risultato, il ciclo di vita dello sviluppo dei prodotti diventerà sempre più veloce, e veloce, e veloce.

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