Colore: Dominik Tarabanski

© Dominik Tarabanski — Hunter Magazine 2016

DominikTarabanski
Fotografo

Dominik Tarabanski è un fotografo internazionale con sedi a New York, Londra e Parigi.

Presentazione

Anzitutto vorrei dire che sono un ottimista: e forse è per questo che il colore svolge un ruolo tanto importante nel mio lavoro. Sono nato in Polonia, dove ho completato il mio Master in Fotografia al Dipartimento di Cinematografia della National Film School di Łódź. I miei interessi e le mie fonti di ispirazione abbracciano le arti visive in senso lato, ma la fotografia è la forma o strumento ultimo del mio lavoro.


Sul colore

Il mio lavoro concettuale inizia e finisce sempre con il colore, a prescindere dal soggetto che sto esplorando o dal motivo per cui sto fotografando. Faccio molta attenzione al colore: che io stia iniziando una conversazione o descrivendo una canzone o scegliendo gli ingredienti con cui cucinare o anche solo cercando di articolare un concetto. E così, spesso i miei ricordi sono attivati dai colori che - in seguito - mi càpita di ritrovarmi davanti.

© Dominik Tarabanski — Personal project 2015

Colore ed emozione

Prima di diventare fotografo, ho studiato informatica, ma ho anche un background in fisica: so bene che il colore è generato dal nostro cervello. Eppure questo aspetto tecnico è quello che meno mi interessa. Cerco invece di concentrarmi sugli aspetti emotivi, personali e soggettivi del colore.
Il colore è strettamente legato all'emozione. Posso approcciare lo stesso soggetto in modi completamente diversi, a seconda di come mi sento: se sono assonnato e malinconico e la giornata è grigia, o se sono perfettamente felice. Spesso mi accorgo con stupore di avere un particolare spettro cromatico in testa. E quello di oggi potrebbe differire completamente da quello di domani, perché ogni giorno siamo persone leggermente diverse da quel che eravamo il giorno prima. Le esperienze ci cambiano e il colore diventa una conseguenza molto naturale delle emozioni che proviamo.


Variazioni infinite

Ogni singolo colore spalanca la porta a una vastissima gamma d'interpretazioni. Il rosso potrebbe essere la più bella tonalità evocata da un frutto esotico, oppure potrebbe collegarsi a qualcosa di scuro, cupo e opprimente come il sangue - ma conservare comunque una sua bellezza. La cosa che mi entusiasma del colore è che se diciamo "rosso", ognuno di noi ha un suo proprio rosso in mente. E se ci sono cento persone in una stanza, avremo cento teste con cento sfumature di rosso. Penso "rosso" e cerco sempre di immaginare: "ok, ma qual è il rosso che sto vedendo?"; e poco per volta cerco di introdurre una variazione, una tonalità leggermente inusuale in ciò che sto creando, rendendola più personale, più mia. In sostanza, voglio sorprendere lo spettatore: non esistono associazioni o contesti predefiniti o scontati per i colori che ci vengono indicati. Non è mia intenzione riscoprire il colore, ma invitare le persone a considerarlo con più attenzione.

© Dominik Tarabanski — Hunter Magazine 2016

Su colore e passione

Mi trovo spesso a chiedermi perché sono pazzo di un certo colore: e non riesco a darmi una risposta. Quel colore mi appassiona: ed è tutto qui. Ultimamente ero così preso dal rosso che ho dovuto smettere di pensarci. Mi sono forzato a concentrarmi - per i progetti successivi - sul blu e sul verde. Ho guardato centinaia, se non migliaia di dipinti, e operato questa folle selezione di ogni variante di verde che mi piaceva, cercando di trovare qualcosa di molto insolito, di molto inaspettato: qualcosa di completamente diverso dal primo verde al quale penseresti. Poi ho combinato questo colore con un blu, molto distante dal classico abbinamento che ti viene in mente quando associ blu e verde assieme. E tutto perché ero stanco del rosso, anche se continuo ad amarlo.

© Dominik Tarabanski — The Open Lab Magazine 2015

Sul colore naturale

Oggi tutto può essere sintetico e organico al contempo. Ma non è una differenza che m'interessi particolarmente. Ciò che intendo, è che il colore per me è innaturale solo quando non ci appartiene. Alla fine, quel che conta è l'azione che il colore esercita su di noi, quello che fa. Se stiamo guardando un dipinto, un oggetto o una sedia, che impressione esercita il suo colore su di noi? Funziona oppure no? Ci fa sentire qualcosa, dà forma a una impressione di quel che stiamo vedendo?


Un metodo di lavoro

Faccio sempre in modo che l'allestimento per uno scatto sia il più vicino possibile all'immagine risultante che desidero ottenere. Questo è ovviamente legato a una quantità di fattori - dall'atmosfera, al periodo dell'anno, alla possibilità di viaggiare, fino al budget. Il colore è uno dei tanti elementi a mia disposizione e, come ognuno degli altri strumenti di cui mi servo, cerco di farne uso con consapevolezza. Può trattarsi dell'illuminazione o del tipo di fotocamera, di pellicola, obiettivo, materiale, vernice o finitura. La combinazione di tutti questi elementi dà origine a un ambiente molto particolare. Lo scatto in sé è quasi la parte meno importante: sto semplicemente registrando quel che ho immaginato prima.
Mi occupo direttamente della stampa, sempre nello stesso locale, con il mio color checker, e a una temperatura di luce di 5000K, molto neutra. Valuto i colori, contrasto, aggiusto. Amo questa parte del lavoro, perché è in questo preciso momento che finalizzo e do forma all'impressione che mi piacerebbe consegnare allo spettatore: è il completarsi del processo nella sua forma molto fisica, su carta.


Crearsi una libreria di colori

Sono sempre a caccia di colori. Porto a passeggio il cane e scatto in continuazione foto con il mio cellulare: una parte di muro, talvolta la luce… e sono organizzato fino alla manìa con tutte queste immagini. Ho i miei blu preferiti, così come ho le mie immagini e dipinti preferiti legati all'acqua - più sull'essere bagnato che sull'essere blu. Ho una collezione di dipinti prediletti, a cui faccio spesso riferimento. Pittori astratti e minimalisti come Wojciech Fangor, uno dei miei artisti polacchi preferiti. E poi Mark Rothko, Milton Avery, Jerzy Nowosielski, Henri Matisse, Antoni Starowieyski, Ellsworth Kelly, Andrzej Wroblewski - per citarne solo alcuni - ma anche Kazimierz Malewicz, Claude Monet, Josef Albers, Wassily Kandinsky. In queste collezioni ci sono praticamente tutti i colori che posso immaginare. E mi aiutano a capire quali siano i colori che più mi eccitano in un determinato momento, ma mi fanno anche venire dubbi: perché mai non sono diventato un pittore!

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