Il Cabanon 2.0. per vivere insieme all’aperto

27 aprile 2022

Concept di micro-architetture, design Döppel Studio per la mostra “Le Champ des Possibles. Micro-architectures à expérimenterConcept di micro-architetture, design Döppel Studio per la mostra “Le Champ des Possibles. Micro-architectures à expérimenter" a Firminy-Vert

Micro-architetture per soddisfare bisogni primari e nuove aspirazioni; per una società più sobria ed equilibrata. “Liberandoci dal superfluo, possiamo concentrarci sull'essenziale e inventare nuove forme di abitazione, in sintonia con altri potenziali stili di vita, come individui e come collettività”, spiega Géraldine Dabrigeon, curatrice di Site Le Corbusier, che ha promosso la mostra “Le Champ des Possibles. Micro-architectures à expérimenter”, visitabile fino al 15 Gennaio 2023 presso l'Église Saint-Pierre, la celebre chiesa progettata da Le Corbusier a Firminy-Vert (1973). Sei micro-architetture di Döppel Studio interpretano il famoso Cabanon a Roquebrune-Cap-Martin secondo nuovi bisogni di vita legati allo spazio minimo e le istanze del contemporaneo, che chiedono un'economia più solidale, attenzione all'ambiente, inclusività e convivenza tra simili e altre specie.

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Il Cabanon di Le Corbusier, ricostruito da Cassina alla Triennale di Milano (2006) in collaborazione con Fondation Le Corbusier. Foto, Andrea FerrariIl Cabanon di Le Corbusier, ricostruito da Cassina alla Triennale di Milano (2006) in collaborazione con Fondation Le Corbusier. Foto, Andrea Ferrari

Il Cabanon di Roquebrune-Cap-Martin

Le Corbusier aveva 64 anni quando disegnò il Cabanon. Pare sia stato concepito in 45 minuti, che in realtà sintetizzano più di 40 anni di ricerca sullo spazio minimo e sul Modulor, la scala di proporzioni sviluppata dallo stesso architetto basata sulle misure dell'uomo. L’idea del Cabanon prende forma nel 1951, quando l'amico Thomas Rebutato dona a Le Corbusier una parte della sua terra così da poter costruire “il suo castello ideale”. In cambio l'architetto disegnò cinque “ campeggi ”. La cabina venne poi costruita ad Ajaccio in Corsica dalla ditta Charles Barberis e rimontata a Roquebrune-Cap-Martin. L'interno del Cabanon segue una struttura a spirale che divide la stanza in quattro parti: una sala da pranzo e uno spazio di lavoro, un ambiente notte, un’area di lavaggio e un piccolo ripostiglio. Nel 1954 aggiunse, a pochi metri, una cabina prefabbricata adibita a studio. Nel 1962, Le Corbusier dichiara: “ Mi piace così tanto questa capanna che probabilmente morirò qui”.

Le sei micro-architetture di Döppel Studio sono adibite a funzioni diverse: riparo, convivialità, riposo, fabbisogno d’acqua, esercizio fisico, contemplazioneLe sei micro-architetture di Döppel Studio sono adibite a funzioni diverse: riparo, convivialità, riposo, fabbisogno d’acqua, esercizio fisico, contemplazione

Il Cabanon reinterpretato

La mostra “Le Champ des Possibles. Micro-architectures à expérimenter” presenta sei micro-architetture ispirate al Cabanon di Le Corbusier, progettate da Döppel Studio di Parigi, quale vincitore del concorso indetto da Site Le Corbusier in occasione della 12ma Biennale Internationale Design Saint-Étienne. “A seguito del Covid e del confinamento”, racconta Lionel Dinis-Salazar, co-fondatore con Jonathan Omar di Döppel Studio, “abbiamo imparato a mettere in discussione l'idea di alloggio abitabile, la sua superficie e le sue funzioni. Con questa serie di progetti ci siamo posti le domande: di che cosa abbiamo bisogno per vivere? Quanto spazio è necessario? La reclusione ci ha insegnato a guardare fuori, non dentro. Così come il Cabanon, il nostro spazio è pensato per vivere all'aperto: un habitat estivo che incoraggia il contatto con la natura e l'idea di un rifugio per se stessi. Il progetto è un punto di partenza per capire e analizzare l'ambiente e la storia del luogo, per costruire spazi e oggetti in linea con esso”.

Micro-architettura n.1: abitazione temporanea e stagionale per una vita nomade e all’aperto. Pensata per soddisfare le esigenze di riparo, sonno e lavoroMicro-architettura n.1: abitazione temporanea e stagionale per una vita nomade e all’aperto. Pensata per soddisfare le esigenze di riparo, sonno e lavoro

D      Parliamo del significato di "spazio minimo". Ogni prototipo esprime al suo interno un concetto di funzione e un'attività dell'utente. Come lo avete interpretato?

R      “Nella nozione di spazio minimo”, continua Dinis-Salazar, “ci sono diverse fonti che ci interessano: dagli spazi nomadi, quali capanne o tippie, costruiti da culture differenti e in epoche diverse per una fruizione individuale ma anche conviviale; alle più recenti case minime, che vogliono sovvertire l'idea delle grandi case americane da 300mq. Siamo partiti da una superficie inferiore ai 20mq, che consente di aggirare la normativa francese sul deposito della concessione edilizia. Le nostre sei micro-architetture sono una combinazione di spazi e lavorano insieme con diverse funzioni per offrire all'abitante temporaneo un ritorno alle origini e un rifugio per collegare corpo e mente, valori espressi da Le Corbusier. Sono tutte legate dal colore giallo, richiamando le tradizionali coperture in paglia”.

L'Installazione “Le Champ des Possibles. Micro-architectures à expérimenter” di Döppel Studio, presso l'Église Saint-Pierre a Firminy-Vert. Foto, Alexandra Rio, Les Formes AssocieesLe Champ des Possibles. Micro-architectures à expérimenter” di Döppel Studio, presso l'Église Saint-Pierre a Firminy-Vert. Foto, Alexandra Rio, Les Formes Associees

Q      Che relazione hanno le micro-architetture con il luogo? E quali i contenuti di sostenibilità?


R      “Come per Le Corbusier, l'obiettivo non è stato progettare architetture da collocare in un luogo, ma integrare l'ambiente nelle micro-architetture. Abbiamo scelto quello dei terreni rurali in Francia per il messaggio che porta. Il cuore del progetto è la paglia, gli scarti agricoli e i campi dopo la raccolta: spazi che sfruttano la stagione, il clima e ciò che l'ambiente produce. Il contesto è quindi fondante il progetto, se lo avessimo realizzato nelle Landes, il punto di partenza sarebbero state le pinete artificiali che servivano per produrre colofonia nel XIX secolo.

I prototipi, per adesso espositivi, sono realizzati in legno, teloni agricoli e imbottitura. La struttura in legno può essere realizzata direttamente in fase di costruzione, mentre l'imbottitura deve essere realizzata a parte per essere perfettamente impermeabile e resistere alle costrizioni esterne. Pensiamo di sviluppare micro-architetture da impiantare in contesti outdoor, quindi con imbottiture più resistenti e formati più liberi sia nell'altezza che nella superficie”.

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