Insieme ma separati, il progetto dell'abitare

15 giugno 2022

© Kinga Cichewicz© Kinga Cichewicz

Una dimensione domestica più vissuta porta il mondo della creatività a interrogarsi sui fenomeni più profondi che guidano il progetto dell'abitare. Quali cambiamenti permanenti ha portato la Pandemia nelle relazioni domestiche o lavorative? [leggi i primi articoli di Arper Lab sul cambiamento delle modalità di lavoro quotidiano e sullo smart working] E tali fenomeni erano già in atto prima che quest'anomala condizione globale ce li portasse all'attenzione? Ne parliamo con la sociologa Egeria Di Nallo, studiosa di ricerca di mercato e di consumi, che sottolinea alcuni aspetti sociali alla base di macrotendenze nell'arredo contemporaneo. Così, la casa da dormitorio diventa uno spazio polivalente dove si sta uniti ma separati. E la tanto richiesta flessibilità degli ambienti viene ad assecondare molteplici possibilità di isolamento degli stessi individui. Oppure, la comodità sottesa a molti spazi lavorativi non solo rappresenta il confluire del mondo della casa nell'ufficio, ma anche solleva il lavoro da un'idea di sofferenza o sacrificio. [Leggi anche “Materiali, colori e idee per lavorare a casa”]. Elemento onnipresente è la ricerca di comodità, fluida e domestica, che vedremo sempre più spesso anche in spazi lavorativi più tradizionali.

La sociologa Egeria Di Nallo che illustra la formula econometrica che ci permetterà di  prevedere, anche quantitativamente, le aspettative del mercato nei prossimi 5 anniLa sociologa Egeria Di Nallo che illustra la formula econometrica che ci permetterà di prevedere, anche quantitativamente, le aspettative del mercato nei prossimi 5 anni

D        La casa sembra aver assunto un ruolo più centrale nella vita delle persone. Cos'è più cambiato nell'utilizzo degli spazi domestici in seguito alla Pandemia?


R        La pandemia ha esacerbato una situazione già in atto. Di nuovo ha portato il recupero degli spazi domestici in chiave lavorativa: lo smart working ha aperto a un nuovo modo di vivere gli ambienti. Ma il modo in cui essi sono vissuti è legato al più generale fenomeno della crescita dell'individualismo: in casa, così come negli altri spazi di vita, siamo insieme ma separati. Pertanto, gli ambienti domestici devono permettere ai singoli di isolarsi. Non c'è più spazio per lo “spettacolo collettivo” che un tempo rappresentava la TV, mentre si assiste alla frammentazione della fruizione, coadiuvata anche dai device digitali. In casa, nonostante siamo tutti presenti, ognuno circoscrive i propri spazi. Stiamo antropologicamente evolvendo da esseri sociali a esseri marcatamente individuali. La prevalenza dell'Io rispetto al Noi si riflette a più livelli nelle relazioni: “se non mi funzioni, smetto”.

[Leggi anche Giampiero Petriglieri sulle relazioni di lavoro miste tra presenza e remoto]

Uffici Copernico a Milano. Nel dettaglio, le sedute Catifa 46, Catifa 60, Cila e Wim di ArperUffici Copernico a Milano. Nel dettaglio, le sedute Catifa 46, Catifa 60, Cila e Wim di Arper

D        Invece, l'ambiente di lavoro sembra venire riorganizzato in chiave collettiva e aggregativa, per svolgere funzioni in compartecipazione.


R        Ciò infatti accade in ufficio, non in casa. Perché lì si compensa una mancanza. La “fabbrica” è da sempre l'elemento di costruzione di un’identità sociale (la classe), anche l'ufficio è oggi fra gli ultimi fornitori di status collegati al lavoro. Se in famiglia l'essere umano è sempre meno sociale, il tempo libero e i social network sembrano offrire una nuova versione di socialità mutevole e in gran parte virtuale. Osserviamo dunque la costruzione di spazi comodi, poltrone-pensatorio, ambienti che abilitano lo stare insieme, ma non in grappoli di scrivanie, bensì “distesi” come nella sala di un club. Questa rilassatezza che riscontriamo nello spazio lavorativo crea una continuità con lo smart working: comodi e informali è il leitmotiv che sempre più pervade l’abitare, pubblico o privato che sia. Le banche o altre istituzioni, anche se nel passato austere e formali, stanno sostituendo la rigidità di una fila allo sportello con la morbidezza di una poltroncina d’autore e con una cura a dettagli amichevoli e soft. Quest'idea di accoglienza e di morbidezza sottende l'esigenza di comfort e di socievolezza che contribuisce ad allontanare, sia dal lavoro che dai rapporti burocratici, l’idea di autoritarismo e di sacrificio.

© Darya Sannikova© Darya Sannikova

D        Oltre all'ufficio come luogo di relazione, assistiamo a nuove tipologie di spazi pubblici nel contesto urbano.


R        La vita di quartiere è rifiorita. Ma è un ritorno a vivere la città “insieme, ma non legati”, in quanto l'uomo ha bisogno di rapporti con gli altri, ma non necessariamente di legami fissi. Come nella vita, anche nella città si cerca una dinamica relazionale “fluida”, con spazi dove sostare, dotati di arredi spostabili e riconfigurabili, tra il dentro e il fuori [leggi anche “dal tetto alla corte, spazi fluidi”]. La fluidità è un fenomeno della nostra società che vede il superamento di ruoli tradizionali per un'invenzione quotidiana della vita e dei suoi doveri, che ha come contro-altare l'indebolimento fino all’annullamento del concetto di comunità. E, poiché l'uomo ha bisogno di socialità, ne cerca, come già argomentato da Zygmunt Bauman, una “liquida” che si disfa e si ricompone – i social network ne sono un esempio. Dal punto di vista degli arredi, il fenomeno si traduce nell'intercambiabilità, nel rapporto duttile tra dentro e fuori e nella possibilità di avere spazi per l'isolamento dei singoli. La grande living room non va più bene.

© Marco Covi© Marco Covi

D        Nelle finiture o nei colori ha notato qualche tendenza che può essere riportata a fenomeni sociologici?


R        Ho notato due tendenze: l'esaltazione estrema del colore, una sorta di pop digitale, e un ritorno al bianco e nero. [leggi anche “Psicologia del colore”]. Non ho ancora studiato la natura di quest'ultimo fenomeno ma tale recupero del contrasto cromatico di opposti, in un momento di fluidità che di per sé non indica degli estremi, potrebbe essere dovuto o a una reazione all'eccessivo multicolore o a un'istanza verso il “riflessivo”. Il bianco e nero per sua natura è una “finestra sull'indicibile”, il “logos”, l'idea di trascendenza. Potrebbe esprimere una ricerca verso un aspetto più intimo e olistico, da leggersi come un’inedita apertura al religioso. La sempre più evidente e densa contiguità di due religioni monoteiste: il cristianesimo e l'islamismo, che giocano in modi diversi il raffigurare e l’abitare, dovrebbe essere motivo di studio e di riflessione per chi progetta un abitare inclusivo e non escludente

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