Lo spazio che si prende cura

Case di cura che sembrano spazi horeca, ospedali aperti e strettamente connessi con il tessuto urbano, luoghi di degenza che favoriscono la relazione tra pazienti, staff medico e visitatori. Siamo di fronte a un nuovo modello di ambiente curativo, che ha a che fare con il passaggio da un'idea di cura come prestazione medica a un concetto di cura in senso lato, che abbraccia il tema del benessere delle persone.
Ne parliamo attraverso l’esperienza degli studi B2Ai, Barreca & La Varra, Ab Rogers e Dutch Hospital Design. Prospettando anche i prossimi scenari, in cui la tecnologia IoMT (Internet of Medical Things) giocherà un ruolo sempre più decisivo negli ambienti sanitari.

AZ Zeno Hospital, Knokke-Heist (Belgium), project AAPROG, Boeckx, B2Ai; photo: Valerie ClarysseAZ Zeno Hospital, Knokke-Heist (Belgio), progetto AAPROG, Boeckx, B2Ai; ph: Valerie Clarysse

AZ Zeno Hospital a Knokke-Heist di B2Ai: una struttura sanitaria incentrata sull'uomo

Lo studio belga B2Ai, in collaborazione con AAPROG e Boeckx per l'architettura, realizza la grande struttura sanitaria a Knokke-Heist, sulla costa belga, che comprende un ospedale, un centro di riabilitazione, una casa di cura, un ambulatorio, aule universitarie, spazi per eventi pubblici e un eliporto per una superficie di 52mila mq. Nonostante la vastità e la necessità prestazionale delle diverse funzioni, il progetto si dimostra a misura d'uomo e ricerca un'atmosfera di calma e il contatto continuo con il paesaggio rurale circostante, perché nasce nell'assunto che un ambiente caldo e umano, vicino alla natura, consente ai pazienti la possibilità di guarire più velocemente. “La correlazione tra design [spazio] e salute è dimostrata da vari studi, come del Prof. Alan Dilani dell'International Academy for Design & Health”, spiega Pieterjan Vermoortel, Ceo B2Ai. “Ispirato dal pittore belga René Magritte, l'edificio sembra levitare sopra il paesaggio ed è dominato dalla natura e dalla luce perfino negli spazi al di sotto del piano terra. La transizione tra l'esterno e l'interno, tra le strutture di cura e gli spazi pubblici è pressoché continua, creando un contesto di cura invitante e stimolante. Vogliamo infatti discostarci dall'idea di ospedale in favore del concetto di ambiente per la cura”.

AZ Zeno Hospital, Knokke-Heist (Belgium), project AAPROG, Boeckx, B2Ai; photo: Valerie ClarysseAZ Zeno Hospital, Knokke-Heist (Belgium), project AAPROG, Boeckx, B2Ai; photo: Valerie Clarysse

L'architettura, dunque, ricerca una relazione continua tra interni ed esterni e con le condizioni climatiche (vento, sole e pioggia) che non sono schermate, ma gestite attraverso una doppia pelle dell'edificio e patii interni. La luce naturale entra copiosa negli ambienti. In generale, si sono evitate le soluzioni d'arredo e i materiali standard delle strutture ospedaliere – pur rispettando nei reparti clinici la conformità con i regolamenti CE. “Siamo passati dall'idea di ospedali come scatole funzionali con ambienti sterili a spazi che armonizzano le funzioni mediche con il comfort delle persone e l'interazione sociale. Verso un approccio 'centrato sull'uomo'”. In un certo senso, B2Ai ha elevato il processo di cura medica in una sfera più artistica e creativa. E l'ospedale, da struttura a sé stante, con l'aggiunta di funzioni legate alla cultura e alla formazione, così come degli spazi aperti al pubblici, diventa parte della comunità e del territorio.

Nuovo Policlinico, Milan, project: Barreca La Varra.Nuovo Policlinico, Milano, progetto Boeri Studio (S. Boeri, G. Barreca, G. La Varra).

Il nuovo Policlinico di Milano di Boeri Studio (S. Boeri, G. Barreca, G. La Varra): la grande macchina nel cuore della città

Il nuovo edificio del Policlinico di Milano – in costruzione, su progetto dello studio milanese Bareca & La Varra – nasce dalla demolizione di undici padiglioni sanitari dismessi e dalla loro sostituzione con un solo unico edificio che sarà il più grande manufatto edilizio costruito negli ultimi 100 anni in centro a Milano, misurando oltre 100mila mq. “La logica del passaggio da una cura per padiglioni a un solo grande edificio è inscritta nell'evoluzione delle forme di cura contemporanee”, precisa Giovanni La Varra. “Il paziente oggi non è più identificato solo dalla sua patologia, quanto da una complessa identità sanitaria all’interno della quale la patologia non è un aspetto così rilevante da giustificare la diretta correlazione tra malattia e reparto (padiglione) e che ha reso ospedali del passato una collezione di edifici”. Così l’ospedale del XXI secolo torna a essere una grande macchina, piuttosto che un campus di specializzazioni cliniche autonome.

“Il tema architettonico”, continua Gianandrea Barreca, “era allora di dare a questa grande dimensione una divisione chiara tra le parti”. L’edificio è composto da due ali di 7 piani fuori terra in cui sono contenute le stanze di degenza. Tra le ali, un corpo più basso e introverso contiene le sale operatorie, gli ambulatori e le sale parto, in una dialettica che vede l'avvicendarsi tra camere di degenza (in alto, verso la luce) e la “sala macchina” (lo “scrigno” centrale). Sulla copertura del corpo centrale, alla quota di 15 m, un giardino terapeutico di 6mila mq, che integra un padiglione per la musica e la lettura, spazi per il gioco dei bambini, orti e giardini degli aromi, spazi per la pet therapy, ecc. Si tratta del più grande giardino terapeutico al mondo, su cui si affacciano le camere di degenza.

Nuovo Policlinico, Milan, project: Barreca La Varra.Nuovo Policlinico, Milan, progetto Boeri Studio (S. Boeri, G. Barreca, G. La Varra).

L'ospedale vuole essere uno spazio pubblico, aperto al territorio. “Il giardino pensile si offre alla città come un spazio verde potenzialmente pubblico”, precisa La Varra, sottolineando quanto esso rappresenti sia la tradizione degli orti officinali milanesi sia la sua integrazione con la città. “Questa permeabilità era una caratteristica importante da preservare: la nuova galleria a piano terra consentirà di attraversare la città da via Commenda a via F. Sforza, dove fra pochi anni ci sarà una nuova stazione della M4”, spiega Barreca.

L'integrazione con la città riguarda anche lo sviluppo tecnologico che legherà ancora di più l'ospedale alla vita dei cittadini. Oltre gli aspetti dei software per la cura, “il concreto scenario futuro sarà una città sensibile, destinata al tema del 'care' e attraversata da innumerevoli flussi di informazioni e, quindi, anche sanitarie. La città stessa, prima dell’ospedale quale luogo di cura, dovrà assumersi il ruolo di prevenzione. La qualità dell’aria, dell’acqua, il benessere fisico, il controllo della temperatura urbana con sistema integrati di verde ed edilizia saranno tutti elementi che costituiranno un ambiente salubre e sicuro”.

Maggie's, the Royal Marsden Hospital, Surrey (UK), project by Ab Rogers Design; © Ab Rogers DesignMaggie's, the Royal Marsden Hospital, Surrey (UK), progetto: Ab Rogers Design; © Ab Rogers Design

Il Maggie's nel Royal Marsden Hospital del Surrey di AB Rogers Design: uno spazio che avvicina le persone

I centri Maggie's sono spazi per la cura ontologica all'interno di strutture ospedaliere nel Regno Unito, realizzati da progettisti di fama internazionale al fine di sperimentare ambienti all'insegna del benessere psicofisico dei degenti. Il Maggie’s al Royal Marsden è stato curato dallo studio londinese Ab Rogers Design. “Il bello dei Maggie's è che sono progettati per tutti. Non ci sono formalità: niente accoglienza né appuntamento, non sono solo per chi soffre ma anche per amici e familiari”, precisa Ab Rogers. “Il design agisce come caregiver: lo spazio 'nutre' attraverso la sua natura tattile, fornisce supporto, cura e connettività. L'informalità mette a proprio agio. L'ambientazione va oltre la domesticità, conferendole una qualità sensoriale che coinvolge a ogni livello. L'ambiente rassicura, stimola e accoglie attraverso l'uso della luce naturale, le viste sul giardino, le dimensioni contenute delle stanze e i dettagli dell'interior quali le lampade in terracotta smaltata a mano o le maniglie delle porte d'artista in legno intagliato. Il tavolo centrale della cucina avvicina le persone, ma ci sono anche spazi dove nascondersi o guardare fuori dalla finestra”. Rispetto ad altre strutture ospedaliere, i Maggie’s sono soggetti a regolamenti edilizi meno restrittivi. “Spesso, per nostra esperienza, hanno pesato scelte basate più sul percepito di ciò che, ad esempio, è più facile da pulire/igienizzare, piuttosto che su ciò che lo è effettivamente. Pesano gli standard. Ma non smetteremo mai di sfidare la norma in favore di un'esperienza di spazio che abbia valore”.

Maggie's, the Royal Marsden Hospital, Surrey (UK), project by Ab Rogers Design; © Ab Rogers DesignMaggie's, the Royal Marsden Hospital, Surrey (UK), progetto: Ab Rogers Design; © Ab Rogers Design

Il futuro degli spazi per la cura risiede anche nello sviluppo tecnologico. “La cosa più interessante della nuova tecnologia è la connettività che consente, mettendo in contatto gli operatori sanitari tra loro e con i loro pazienti. La tecnologia consente inoltre ai pazienti di trascorrere meno tempo in ospedale e di muoversi più liberamente fuori dalle loro case. Vedo il potenziale per supportare reti di assistenza sanitaria localizzate, strutture più piccole che sostituiscono l'assistenza sanitaria centralizzata negli ospedali. Nel Maggie's abbiamo sperimentato il valore di un'assistenza personalizzata su scala ridotta, smorzando la sensazione dei pazienti di sentirsi persone senza volto all'interno di giganteschi edifici. L'IoMT [Internet of Medical Things] aumenterà la sicurezza dei pazienti e ottimizzerà i processi, risolvendo problemi sistemici negli ospedali e restituendo l'assistenza sanitaria alla comunità”.

Il progetto per la casa di cura a Mosca di Dutch Hospital Design

Il progetto per la casa di cura a Mosca di Dutch Hospital Design: ambienti che richiamano l'horeca

Dutch Hospital Design è un team multidisciplinare olandese di specialisti per la progettazione integrata di ospedali di prossima generazione che si occupa del progetto nella sua totalità, dagli impianti e tecnologie all'interior design. Nonostante il mancato esito del concorso, il loro progetto per una casa di cura a Mosca rappresenta un passo avanti nella concezione di un ospedale come un resort, dove la permanenza è pensata all'insegna del benessere dei degenti, allontanandosi dagli stereotipi progettuali degli ambienti per la cura. “Il progetto ha cercato un contatto con la natura e il paesaggio”, spiega il Dick van de Merwe, responsabile architettura di Dutch Hospital Design, “tutte le stanze si affacciano verso l’esterno e la facciata funziona come un brise soleil che scherma ma non oscura la vista. La qualità e i materiali usati negli interni richiamano gli spazi dell'hospitality piuttosto che gli ospedali, scelte insolite per una casa di cura”.

Il progetto mette in rilievo anche l'aspetto della scala, più a misura d'uomo, che non è soltanto una questione dimensionale, quanto di gestione dei flussi delle persone e di curatela dei dettagli, come il sistema di segnaletica (wayfinding) e la sequenza degli spazi. “Il design dell'entrata è importante dal punto di vista funzionale ma anche psicologico. Le sale d'attesa devono essere 'domesticizzate', accoglienti, tranquille dal punto di vista sonoro e in connessione con la luce naturale. Oggi sono spazi di risulta nei corridoi degli edifici”, precisa van de Merwe.

Il progetto per la casa di cura a Mosca di Dutch Hospital Design

Se si distinguono i percorsi e le aree dedicate a pazienti e visitatori da quelli più funzionali e per lo staff, le normative che limitano l'utilizzo di certi materiali possono essere nel primo caso meno stringenti. E il progetto d'interior design diviene flessibile. “La difficoltà del nostro lavoro sta nel trovare la maggior variazione all'interno di un tipo di progetto molto standardizzato. Legno o effetto legno per 'scaldare' le finiture dell'architettura; vetro e acciaio nella struttura per favorire la relazione con l'esterno, sono alcune idee. Noi proponiamo anche film plastici di rivestimento, facilmente igienizzabili, che si avvalgono della qualità dell’odierna stampa digitale e che possono portare l'idea di natura all'interno degli spazi. E l'uso del colore che, è stato scientificamente provato, influenza l'umore e il processo di guarigione dei pazienti”.

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