Tessile sostenibile, tra materie antiche e riciclate

30 marzo 2022

La sostenibilità nel tessile è molto più di un filato riciclato. È la valutazione dell'impatto ambientale in un processo che considera l'intero ciclo di vita e di produzione dell'industria tessile: se, per esempio, attiva processi virtuosi di economia circolare o se sono perseguiti programmi di compensazione della Co2 prodotta. La sostenibilità è un'analisi allargata. Non esiste un filato che in assoluto sia meno impattante di un altro. E “naturale” non è necessariamente sinonimo di sostenibile: il cotone è un filato naturale, ma necessita di grandi quantità di acqua e di pesticidi nella sua coltura. Più che di prodotto, dunque, la sostenibilità diventa una questione di attitudine e di strategia aziendale. 

In questi ultimi anni l'industria tessile per l'arredo ha accelerato la ricerca per rispondere non solo all'istanza globale sul minor impatto sull'ambiente, ma anche a standard e a performance sempre più elevati [leggi anche “Tessili rigenerati per l’arredo, new deal per l’arredo”]. Molte le soluzioni già disponibili nel mercato che vedono l'utilizzo di plastica riciclata e di processi di economia circolare nella filiera di approvvigionamento, la valorizzazione di materie prime seconde, ovvero provenienti dal riciclo della produzione interna o dalla filiera, o l'uso di filati tradizionali quali il cotone e la lana, o materie meno energivori come la canapa e i semi di ricino, con un approccio più innovativo.

Re-wool di Kvadrat, design Margrethe Odgaard, composto da 45% lana vergine pettinata, 45% lana riciclata e 10% nylon. Foto: Casper Sejersen.
 

I Fibre naturali rinnovabili
e materie prime seconde

Una scelta di sostenibilità è valorizzare le fibre naturali riciclandole attraverso processi di filiera. Il gruppo danese Kvadrat punta sulla longevità delle materie prime e su una serie di filati ad alta percentuale di materie riciclate come Nympha, un tessuto del brand Sahco, con il 75% di cotone riciclato e il 25% di poliestere, stampato in digitale su tela con un pattern dai motivi naif di flora e fauna. L'utilizzo di cotone riciclato riduce l'impronta ambientale del filato in termini di sottrazione alla lavorazione della materia prime. Per questo motivo, è importante ridurre ed efficientare la complessità della catena di approvvigionamento, stabilendo precisi standard di qualità. “Nel 2021”, sottolineano da Kvadrat nel Sustainability Report, “abbiamo lavorato su soluzioni più circolari, abilitanti e collaborative per guidare l'innovazione. Quello che abbiamo imparato e sperimentato attraverso la pandemia è il potenziale di azione collettiva per il cambiamento. Dobbiamo sfruttare tale potenziale per guidare velocemente il settore verso la necessaria trasformazione del sistema”.

Nympha di Sahco, tessuto con il 75% di cotone riciclato e il 25% di poliestereNympha di Sahco, tessuto con il 75% di cotone riciclato e il 25% di poliestere

L'americana Maharam, parte del Gruppo Herman Miller, spinge la ricerca sulle fibre naturali rinnovabili per offrire una nuova prospettiva su tessuti classici come i rivestimenti in lana nell'arredo. Luce è un twill e Roman è un tessuto strutturato e robusto con, rispettivamente, il 75% e il 70% di lana riciclata post-consumo. “Il nostro impatto ambientale”, chiarisce l'azienda, “si concentra sulla riduzione al minimo della nostra dipendenza da sostanze chimiche, carbonio e plastica. Il Maharam Design Studio dà la priorità all'utilizzo di un minimo del 75% di contenuto riciclato e facilmente rinnovabile nei nuovi tessuti, riducendo progressivamente l'uso di sostanze chimiche. Abbiamo rimosso i ritardanti di fiamma dai nostri prodotti e gli antimicrobici. E dal 2002, i nostri sforzi ambientali sono radicati nella certificazione ISO 14001 in tutte le strutture”.

Nel settore del tessile outdoor Sunbrella, marchio del gruppo americano Glen Raven, produce negli stabilimenti negli Stati Uniti i filati Renaissance che combinano fino al 50% di fibra riciclata post-industriale, proveniente dalla stessa azienda. I rifiuti sono suddivisi in gruppi di colori, riportati allo stato di fibra e mischiati con fibre vergini. Inoltre, dal 2010 l'azienda ha avviato il programma Recycle My Sunbrella per il recupero del materiale dai clienti finali.

I tessuti per outdoor di Sunbrella, realizzati con fibra riciclata della stessa azienda. Foto, Edouard Auffray.I tessuti per outdoor di Sunbrella, realizzati con fibra riciclata della stessa azienda. Foto, Edouard Auffray

II La plastica riciclata dei mari

L'inglese Camira è un'azienda che investe sul processo ambientale dei prodotti dal primo poliestere riciclato nel 1997. Propone oggi una vasta gamma di tessuti realizzati con materiali naturalmente rinnovabili, oltre a un certo numero di filati contenenti plastica riciclata, prelevata sia dalla terra che dal mare. Rivet, Oceanic e Quest sono realizzati con il 100% di PET riciclato, di cui almeno il 50% (per Oceanic) e il 75% (per Quest) è derivante dalla raccolta su mari e oceani tramite le operazioni di pulizia organizzate dall’iniziativa Seaqual. Quest è un tessile leggermente strutturato, di cui ogni metro contiene l'equivalente di 23 bottiglie di plastica. “Siamo globali ma locali”, precisano dall'azienda, “rispettiamo i luoghi in cui produciamo, valorizziamo le materie prime che utilizziamo, cerchiamo di ridurre e riutilizzare i rifiuti e, in definitiva, di ridurre al minimo la nostra impronta di carbonio e l'impatto sui cambiamenti climatici”.

I tessili in lana di Rohi con pecore da allevamenti europei certificatiI tessili in lana di Rohi con pecore da allevamenti europei certificati

 

III Vecchie fibre ma più sostenibili

La canapa nel tessile ha una lunga storia, ma interrotta da leggi proibizionistiche e soppiantata dalle fibre sintetiche industriali. Tuttavia questo filato obsoleto ha notevoli potenzialità. Tra i nuovi tessuti Hemp di Camira, un filato di lana e canapa dal ridotto impatto ambientale, perché sfrutta le caratteristiche della pianta di assorbire anidride carbonica, la minor energia per la lavorazione (5kWh per 1 kg di fibra tessile, rispetto ai 69 kWh per l'equivalente in nylon) e la biodegradabilità perché compostabile. In aggiunta, la canapa tessile è naturalmente ignifuga. Incentivare la coltivazione di questo tessuto anche in Italia riporterebbe un saper-fare risalente al XIX secolo.

La tedesca Rohi realizza tessuti esclusivamente da lana vergine di altissima qualità, senza mulesing e da filature europee membri dell'International Wool Textile Organization (IWTO). Oltre a soddisfare il regolamento REACH UE sull'assenza di sostanze chimiche, i filati rispecchiano i criteri AB 2998 per l'assenza di sostanze chimiche ignifughe e RAL-UZ 117 per una produzione ecologica a basse emissioni. Il processo di produzione dei tessuti è altrettanto attento e volto alla riduzione al minimo degli scarti. Ad esempio le cimose delle pezze di tessuto, solitamente scartate, diventano una linea di tappeti (13Rugs), creati con un processo artigianale di infeltrimento.

I tessuti Java e Martinique della collezione Evoke di Rubelli. Il filato di Java deriva da semi di ricinoI tessuti Java e Martinique della collezione Evoke di Rubelli. Il filato di Java deriva da semi di ricino

A chilometro zero è la produzione di Rubelli che collabora con partner e fornitori presenti nel territorio veneziano, minimizzando sprechi di risorse economiche e ambientali nell’intero processo produttivo. Dal 2021 l'azienda realizza filati “bio-sourced”, prodotti a partire da estratti biologici di semi di ricino e con una viscosa ecologica in trama. Il ricino è una pianta non destinata all’alimentazione che cresce spontaneamente in zone aride e semi aride. Una risorsa rinnovabile che non richiede elevati quantitativi di acqua, né sottrae terra coltivabile per usi alimentari. La viscosa ecologica (in etichetta VIE) è invece una fibra derivata da legno e polpa da foreste gestite in modo responsabile e con un consumo di energia fossile e di acqua significativamente inferiore rispetto alla viscosa generica.

Infine, il tessuto Re-wool di Kvadrat, disegnato da Margrethe Odgaard, utilizza il 45% lana vergine pettinata, il 45% di lana riciclata e il 10% nylon, che lo rende resistente e adatto alla tappezzeria e ai rivestimenti degli arredi.
La componente riciclata recupera gli scarti dei filatori della stessa azienda nel Regno Unito, operando in ottica di circolarità.
 

Il tappeto Bicicleta di Nanimarquina, derivante dal taglio a mano di gomme di biciclettaI tessuti Java e Martinique della collezione Evoke di Rubelli. Il filato di Java deriva da semi di ricino

IV Sostenibilità come attitudine aziendale

Non soltanto prodotti ma, più in generale, processi sostenibili di produzione. Tra le varie aziende attente all'impatto ambientale, la spagnola Nanimarquina ha appena conseguito la certificazione Climate Neutral, per l'impegno verso una produzione a zero emissioni. È il frutto di un percorso nella sostenibilità che ha visto un piano di riduzione annuale delle emissioni di Co2 attraverso progetti di compensazione del carbonio controllati da Gold Standard, per lo più situati in India, dove avviene la produzione dei tessili. A Chhattisgarh, l'azienda fa parte di un progetto di generazione di energia rinnovabile (20 MW) che utilizza lolla di riso delle comunità locali come biomassa, riducendo anche l'ammontare dei rifiuti locali. E dal 2002 Nanimarquina collabora con Care & Fair, un'organizzazione fondata nel 1994 per contrastare il lavoro minorile e migliorare la qualità della vita dei produttori di tappeti e delle loro famiglie in India e Pakistan.

[Vedi anche il video “Designing a sustainable way forward”]

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