Home working e l’impatto su spazi e abitudini

Introduzione

Lo smart working è una rivoluzione che sta cambiando le città, gli spazi del lavoro e le nostre abitazioni. Si lavorerà dalle nostre case, che dovranno essere ripensate e attrezzare con sistemi confortevoli e funzionali per le attività da remoto. Ma ugualmente si riorganizzeranno gli uffici, che vedranno una diversa presenza dei lavoratori, bisognosi di spazi più ampi e personalizzabili e di nuovi layout per le attività condivise. I dati e le tendenze sono concordi in diverse parti del mondo: in molti Paesi si rivedono forme contrattuali e tutele sulla base delle nuove esigenze; le grandi aziende multinazionali stanno sostenendo, anche economicamente, i loro dipendenti e collaboratori per consentirgli, da un lato di avere postazioni domestiche adeguate al lavoro che svolgeranno, dall’altro dei luoghi di lavoro decentralizzati rispetto alla sede principale, dove poter lavorare in alternativa. Nel frattempo cambiano anche le infrastrutture che assicurano connessioni sicure e veloci a miliardi di smart worker in tutto il globo. Anche se è a tutti chiaro che la nostra felicità di lavoratori a distanza – aspiranti smart worker – non dipende dalla velocità dei dati ma dalla qualità degli spazi che ci ospitano.

Zurich Insurance, Cologne, Germany, architetti Aukett-Heese Frankfurt. © Jörg SeilerZurich Insurance, Cologne, Germany, architetti Aukett-Heese Frankfurt. © Jörg Seiler

I Il caso tedesco anticiperà una tendenza

L'altra faccia della medaglia dello smart working è lo spazio. Trasferire il lavoro dall'ufficio a casa apre le porte ad una rivoluzione inevitabile: architettonico-immobiliare, in primis. Caso esemplare, in Europa, e anticipatore di quanto accadrà in altri Paesi: il Ministro del Lavoro tedesco, Peter Altmaier, illustrerà a breve la sua proposta di legge che renderà obbligatorio alle aziende consentire il lavoro da casa a ciascun lavoratore che ne farà richiesta. Per il mercato immobiliare, secondo uno studio Deutsche Bank, è un vero cambio di paradigma. Metà dei tedeschi lavorano in ufficio; se anche solo la metà di loro chiedesse di lavorare da casa due giorni a settimana, la domanda di spazi per ufficio si ridurrebbe del 13%, 2,4 milioni di metri quadri in meno, in un mercato abituato a crescere di un milione di metri quadri l'anno. Mentre il trasferimento della domanda di spazio dall'edilizia commerciale a quella residenziale determinerebbe un brusco innalzamento dei prezzi.  È possibile che il governo tedesco punti su una forma giuridica che obbligherà le imprese a fornire ai lavoratori mezzi e spazi necessari alla loro attività da remoto: un vano di 12 metri quadri, che è il minimo di legge per uno spazio di lavoro. Il risultato sarebbe una enorme riconversione edilizia; occorrerebbero 100 milioni di metri quadri in più per le case, mentre risulterebbero superflui 180 milioni di metri quadri a uso ufficio.

Hana coworking, Dallas, USA. © JJ JetelHana coworking, Dallas, USA. © JJ Jetel

II Negli USA le BigTech
promuovono l’home working

Facebook ha esteso lo smart working per i suoi dipendenti fino al luglio 2021. La società fondata e guidata da Mark Zuckerberg introdurrà una ulteriore importante novità: ai dipendenti che lavorano da remoto riconoscerà la somma di 1000 dollari per sostenere le spese della casa-ufficio: arredi, connessione alla rete, dispositivi tecnologici.
Pochi giorni fa una misura analoga è stata annunciata da Google. Anche in questo caso i dipendenti potranno lavorare da casa fino all’estate del 2021. A dare la notizia è stato il Ceo di Big G, Sundar Pichai. La decisione riguarda 200 mila dipendenti che avrebbero dovuto tornare a lavorare in sede a partire da gennaio 2021.
E infine Twitter, che è stata la prima ad aprire all’ipotesi che il lavoro da remoto potesse essere per sempre. Secondo indiscrezioni l’estensione dello smart working almeno fino all’estate del prossimo anno sarà annunciata a breve anche da Apple e Amazon.

Tuttavia, come sostiene Simon Sinek, saggista ed esperto di leadership statunitense, l’uomo è un animale sociale e costruire o mantenere le relazioni in remoto comporta molta più energia. Il valore delle relazioni che si instaurano in ufficio è forse sottostimato dalle stesse BigTech. Ma, sostiene Sinek, la questione risiede non tanto nel decretare nuove alternanze tra home office e lavoro in sede, quanto nel dare libertà di scelta ai lavoratori, perché sarà in questa responsabilità individuale che si giocheranno i nuovi equilibri e spazi di lavoro.

Casa sulla collina, architetti Menichetti+Caldarelli, Gubbio, Italia. © Paolo TostiCasa sulla collina, architetti Menichetti+Caldarelli, Gubbio, Italia. © Paolo Tosti

III Pandemia, come cambiano
gli scenari del mercato immobiliare

l mercato immobiliare italiano, secondo il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, non smetterà di attrarre investimenti che nel 2021 privilegeranno in particolare i settori residenziale, logistico, industriale e terziario a Milano, così come a Roma dove anche i mercati di nicchia si ritaglieranno una buona fetta del giro d’affari complessivo. È la sintesi delle previsioni degli oltre 200 imprenditori e manager che si sono incontrati al ventottesimo Forum organizzato da Scenari Immobiliari a Santa Margherita Ligure, lo scorso 11 settembre. Dal sondaggio, in particolare, è emerso che l’eredità della crisi sanitaria si concretizzerà in un riequilibrio dei valori immobiliari, con un calo dei rendimenti sul breve periodo e più investimenti sul lungo, in nuove modalità di progettazione degli immobili, con una maggiore attenzione per la qualità del costruito in termini di comfort, ampiezza vani, spazi intermedi. Secondo la survey verranno penalizzati gli immobili in cattive condizioni con conseguente aumento sul mercato di quelli in disuso. Gli uffici dovranno essere ripensati in chiave smart working, sottolineando ancora di più la sicurezza e la salute dei lavoratori. Ci sarà un evidente rallentamento dell’attività fino all'esaurirsi della pandemia – ha affermato ancora Breglia – dopo di che il mercato vivrà un forte rimbalzo. Previsioni che si sposano con quelle più macro, che mettono in conto sul medio termine il recupero della fiducia unito a un aumento del reddito.

ÖBB Corporate HQ, Vienna, Austria. © pierer.netÖBB Corporate HQ, Vienna, Austria. © pierer.net

IV Effetto Covid, quale futuro
per le collaborazioni lavorative?

Abbiamo visto come il Governo tedesco sia alle prese con la definizione giuridica dello smart working che determinerà anche le modalità, i mezzi e gli spazi da garantire ai lavoratori. In Italia, durante la pandemia il Governo, attraverso un decreto attuativo approvato con urgenza, ha previsto l'adozione dello smart working senza accordo preventivo con i dipendenti (in deroga alla Legge n. 81/2017) al fine di contenere e contrastare la diffusione del Covid-19, bloccando l'attività in presenza per milioni di cittadini. Lo stato di emergenza per il Coronavirus è stato prorogato fino al 31 Gennaio 2021, di conseguenza, scelta che influenzerà ulteriormente le regole per lo smart working “semplificato”. La crisi emergenziale, che ha portando le aziende a sperimentare nuove modalità di organizzazione del lavoro, ha comportato la necessità di adottare il lavoro agile modificandone la finalità: da percorso di flessibilità organizzativa, orientato a conciliare le esigenze aziendali e dei dipendenti, a modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, per preservare la salute delle persone e garantire la continuità delle attività aziendali.  

© Marco Covi© Marco Covi

V Il lavoro agile è anche creativo e produttivo?

Il lavoro agile ha numerosi aspetti positivi: contribuisce ad aumentare la produttività e la competitività delle aziende, riduce i costi di gestione aziendali, aiuta a contrastare l’assenteismo e offre supporto a coloro che svolgono la loro attività lontano da casa. Questo quanto condiviso da più parti in questi ultimi mesi della ripresa delle attività. Le aziende si sono trovate a riorganizzare funzioni e processi ma si sono anche accorte del grande risparmio dei costi diretti derivante da una minore presenza dei lavoratori negli uffici. Come ha dichiarato più volte Mariano Corso, Responsabile Scientifico degli Osservatori Smart Working e Cloud Transformation del Politecnico di Milano, “Lo smart working è una filosofia manageriale fondata sulla restituzione al lavoratore di autonomia e flessibilità nello scegliere il luogo, l’orario di lavoro e gli strumenti da utilizzare, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Troppo spesso lo smart working viene confuso con il concetto di telelavoro o viene ricondotto a politiche di welfare e conciliazione. Il vero cambiamento che deriva dallo smart working è ben più profondo: si passa da un management orientato al presenzialismo e al controllo, a uno orientato alla fiducia, alla collaborazione, alla flessibilità e alla delega”.
Contrariamente a questa posizione e al nuovo credo delle BigTech, JP Morgan non è così convinta dell'efficacia del lavoro da casa, soprattutto per i lavoratori più giovani. Da un recente studio interno si è rilevato che "I trader che lavorano da casa sono meno produttivi". Lo riporta ancora Bloomberg, spiegando che il colosso bancario americano ha condiviso i dati di una ricerca interna realizzata con Keefe, Bruyette & Woods, società newyorchese di investimenti che fa capo a Stifel.
Dal report è emerso che i dipendenti di JP Morgan in smart working hanno mostrato una totale assenza di "energia creativa" nel lavorare da casa. Successivamente, il portavoce di JP Morgan Michael Fusco ha chiarito che il calo della produttività rilevato ha interessato "i dipendenti in generale, non solo quelli più giovani", come sembrava dai primi esiti della rilevazione. Aggiungendo che i dipendenti più giovani potrebbero essere però svantaggiati dall'aver perso l'occasione di imparare meglio a fare il loro lavoro”, in quanto impossibilitati a recarsi in ufficio e a condividere esperienze e best case.

Ufficio in Barcellona.© Salva LopezUfficio in Barcellona.© Salva Lopez

VI Non solo le case, il rapporto
con la città è in trasformazione

Come ha dichiarato Stefano Boeri in un recente convegno di IFEL, Fondazione Anci, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, “Gli attori nuovi creati dalla pandemia lasceranno una nuova consapevolezza diffusa soprattutto nel progettare il tempo di lavoro – ha spiegato l’architetto e urbanista - conciliandolo con una domanda fortissima di un ciclo di vita diverso, passando anche dai negozi di vicinato, riscoperti e rivissuti, con una domanda forte di un rapporto diverso con la natura, non solo digitale, rapporto che si era nel tempo logorato”. Concetti confermati dal Cristina Tajani, assessore alle Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comuni di Milano.
parlando di recente – in un’intervista rilasciata alla testata Network Digital 360 – del documento “Milano 2020, strategie di adattamento”, il contributo che la giunta ha dato nella discussione con la città sull’idea di una ripresa verso una “nuova normalità”. “Abbiamo focalizzato l’attenzione su due dimensioni: lo spazio e il tempo. Lo spazio: come re-immaginare i quartieri e i territori che compongono la metropoli basandoci sull’idea di una città vivibile a 15 minuti a piedi, mutuando suggestioni che la città di Parigi e altre metropoli stanno già mettendo in campo. L’idea è quella di una metropoli che possa avere servizi accessibili ai cittadini nell’arco di uno spazio ridotto, il che significa una dislocazione diversa dei servizi pubblici ma anche un’idea diversa delle attività commerciali, con una grande enfasi sui negozi di quartiere, di vicinato, di prossimità (…)”. La seconda dimensione è quella temporale, nel tentativo di costruire anche un piano dei tempi della città, dove la questione della desincronizzazione sia non solo una risposta alla crisi sanitaria ma un nuovo modo di vivere le aree urbane. Conferma Tajani: “L’idea che le attività lavorative e le attività di vita possano condividere gli stessi spazi è anche un modo per ripensare l’organizzazione temporale della città, i flussi di spostamento”.

Ufficio in Barcellona.© Salva LopezUfficio in Barcellona.© Salva Lopez

VII Il benessere per gli Home-based worker

I mobile worker, ovvero gli addetti che utilizzano device mobili per scopi lavorativi, sono circa 13 milioni (dato 2020 dell’istituto di ricerca IDC Italia), arrivando a rappresentare oltre il 54 per cento della forza lavoro nazionale. Se invece si guarda alle diverse categorie di mobile worker, le crescite più interessanti si avranno fra gli home-based worker, categoria che raggruppa sia chi sviluppa la propria attività da un ufficio domestico, come i professionisti e le Partite Iva, sia gli addetti aziendali che lavorano per almeno tre giorni al mese da casa, cioè le figure che vengono coinvolte nelle iniziative di smart working.
Quasi la metà dei lavoratori italiani si stanno riorganizzando per lavorare in modo permanente da casa; dato estensibile alla maggior parte dei Paesi europei. E per ricreare condizioni di benessere devono essere assicurate alcune condizioni fortemente legate agli spazi che ci ospitano.

Ufficio in casa, Brooklyn, USA. © Mark MahaneyUfficio in casa, Brooklyn, USA. © Mark Mahaney

Chi dedica tante ore allo smart working deve poter contare il più possibile sulla luce naturale, che non solo garantisce un risparmio in bolletta, ma è determinante anche per la salute degli occhi. Quando possibile, è preferibile sistemare la scrivania vicino a una finestra;altrimenti pensare a soluzioni illuminotecniche efficienti.Studi e ricerche dimostrano che avere piante nell'area lavoro incoraggia l’entusiasmo e l’ottimismo, Piccoli angoli verdi oltre ad abbellire il nostro spazio di lavoro, ossigenano l'ambiente e umidificano l'aria. Il tema di una corretta ventilazione delle stanze, come quello dell’illuminazione naturale, è infatti centrale per una corretta scelta di dove posizionarsi.Rimanere concentrati in casa non è sempre facile, soprattutto se non siamo soli. Sarà di grande aiuto delimitare bene gli spazi avvalendoci di pareti mobili, che fungeranno da quinta scenica per le numerose video call. Dovremo organizzare il nostro ufficio domestico includendovi quanto ci serve per avere tutto in prossimità e non essere obbligati ad alzarsi continuamente.Nonostante il Wi-Fi, anche nelle piccole aree di lavoro, i cavi sono sempre molti; per un home office è quindi importante trovare il modo di mettere opportunamente da parte i fili dei cablaggi, avendo però a portata di mano gli interruttori e le prese accessibili per tutti i dispositivi. Così come nella riorganizzazione generale dello spazio, gli arredi attrezzati, che prevedono speciali alloggiamenti, ci vengono ancora una volta in aiuto.

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