Intuito: Deyan Sudjic

© Hufton + Crow

Deyan Sudjic, OBE
Direttore del The Design Museum, Londra

Deyan Sudjic è direttore del Design Museum di Londra. Nella sua carriera è stato giornalista, insegnante e scrittore. Ha ricoperto anche i ruoli di direttore del Glasgow UK City of Architecture 1999 e, nel 2002, della Biennale di Architettura di Venezia. È stato direttore di Domus Magazine (dal 2000 al 2004) e fondatore di Blueprint Magazine, che ha diretto dal 1983 al 1996. Deyan ha pubblicato numerosi libri sul design e l’architettura, fra cui “The Language of Things” (Penguin, 2008), “B is for Bauhaus” (Penguin 2014), e il più recente “The Language of Cities” (Penguin, ottobre 2016).

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Definire l’intuito

Do due interpretazioni dell’intuito. La prima, è la capacità di capire senza alcuno sforzo cosa è giusto per una situazione e cosa non lo è. È quel senso che si colloca nel collegamento istantaneo fra occhio, cervello e azione. Ai tempi in cui lavoravo nel mondo editoriale, avevo la sensazione che il direttore di una rivista – al momento di scegliere un’immagine o un argomento o un autore o un layout – dovesse conoscere per istinto ciò che è giusto per la rivista, e ciò che è giusto per i suoi lettori. Quella è una scelta che fai per intuito, non ci sono altri modi. E quando, dopo un po’, finisci per perderlo – perdere questo intuito che ti fa dire cosa è buono e cosa non lo è – sono convinto che dovresti farti da parte. La seconda interpretazione ha a che vedere con quel che Steve Jobs ha fatto con Apple: ha reso il computer intuitivo, utilizzabile senza un libretto di istruzioni. Quindi io ho dell’intuito due visioni: una più cerebrale forse; l’altra più tecnica e operativa.

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Sul progettare il futuro

C’è questa famosa citazione di Buckminster Fuller: se vuoi prevedere il futuro, progettalo tu stesso. E se ci pensiamo, Steve Jobs ha realmente progettato il futuro, o almeno lo ha fatto il suo team. Quando, dieci anni fa, ha lanciato l’iPhone, lo ha presentato come un telefono cellulare dotato di una connessione Internet e di un lettore iPod perfezionato: ma ciò che lui ha creato ha anche reso possibili airbnb, uber e tinder, che hanno cambiato il modo in cui noi ci innamoriamo, viviamo, viaggiamo, diamo senso alla città. Non credo che questo facesse parte di ciò che lui intendeva dovesse essere l’iPhone.

© Phil Sharp

Sull’evoluzione del design

Design significa dare forma, ma anche porre domande. Si tratta di osservare i comportamenti, dunque di sintetizzare tutte queste osservazioni in un processo o in un oggetto o in un sistema o in un’interfaccia. Il design è interessante e importante perché continua a riconfigurarsi e a essere polivalente. All’epoca non ero lì, ma quando abbiamo fondato il Design Museum, nel 1989, il nostro focus erano principalmente gli oggetti fisici. Raccontavamo la storia del design, che so, attraverso una buona selezione di sedie. Cominciavamo con le migliori cinque dell’Ottocento, poi passavamo al compensato e al tubolare in acciaio e plastica, e magari finivamo con la Aeron Chair. E le persone ovviamente si mettevano in coda per vedere delle sedie: ma adesso il design è molto più di questo.

© Hufton + Crow

Sugli oggetti fisici

Negli ultimi anni, il design è passato dal mondo materiale e fisico al mondo digitale: e questo, ovviamente, ha determinato anche reazioni contrastanti. E così, anche se ogni giorno di più viviamo immersi in un mare di pixel, osserviamo le persone desiderare quella gratificazione tattile che solo una piccola rivista stampata su carta può dare; ma assistiamo anche al ritorno del disco in vinile, mentre Tom Hanks colleziona macchine da scrivere e il movimento dei Makers sta rilanciando la polaroid. Sono convinto che la relazione con gli oggetti fisici sia un bisogno innato nell’essere umano.

© Gravity Road

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