A casa, (non) come in ufficio

Che l’identità degli spazi sia sempre più “liquida” è noto. Al lavoro ci dotiamo di pannelli separatori per la concentrazione e la privacy, ma ci appendiamo foto e ricordi dei nostri viaggi, spazi su cui fissiamo le nostre esperienze personali. A casa, i tavoli delle nostre cucine all’occorrenza si ricoprono di blocchi per gli appunti, post-it e device per l’ennesima call. Esperienze quotidiane. Ma, in questo bisogno di flessibilità, cosa chiediamo agli oggetti che usiamo per agevolare le nostre vite? Gli arredi giocano un ruolo importante. Cos’è che contraddistingue un arredo come "domestico"? Quali sono le caratteristiche di prodotti "ibridi", trasversali tra casa e ufficio? Lo chiediamo ai designer Jeannette Altherr, Raffaella Mangiarotti, Vicente García Jimenez e Cinzia Cumini e a Patrick Norguet che, in un video, ci aiutano a capire i requisiti imprescindibili di una postazione di lavoro in casa.

I Jeannette Altherr,
co-founder Lievore + Altherr Désile Park

 

 

“Domestico significa un arredo che parla di valori personali piuttosto che di tecnologia o di funzionalità. Le tecnologie che più usiamo sono diventate nel tempo più morbide e visivamente discrete. [...] I [mobili per ufficio] devono inserirsi nella complessità di un ambiente già esistente, che spesso è un collage di pezzi che esistono già o che sono il risultato di ‘trattative’ con altri membri della famiglia”.

Residenza Privata, © Salva LopezResidenza Privata, © Salva Lopez

“L'arredamento ibrido tra lavoro e casa condensa il meglio di entrambi i luoghi: come la qualità ergonomica dei mobili da ufficio, unita al calore e all’attenta cura che si pretende dagli oggetti della propria casa, destinati a stare con noi per molti anni”.
—Jeannette Altherr, Co-founder Lievore + Altherr Désile Park

II Raffaella Mangiarotti,
founder Raffaella Mangiarotti Studio

 

 

“Nel lavoro spendiamo più tempo che nella nostra vita privata e il tempo migliore: quello in cui siamo svegli. Quindi dovremmo lavorare in un luogo meraviglioso! Un luogo funzionale, sì, ma confortevole, accogliente e che ci faccia stare bene. [...] Cerco di disegnare degli spazi accoglienti, aperti, in cui le persone scoprano il piacere di stare insieme, ma che rispettino anche il desiderio di intimità e di raccoglimento. Per me è importante che gli spazi trasmettano empatia”.

Moodboard di materiali, colori e texture - courtesy Raffaella MangiarottiMoodboard di materiali, colori e texture - courtesy Raffaella Mangiarotti

“Nell'organizzazione domestica siamo sempre stati più evoluti rispetto a quella dell'ufficio. L'ufficio sta arrivando adesso ad assumere queste dinamiche. [Tuttavia] la totale condivisione degli spazi con più persone, con età ed esigenze diverse, rende molto difficile la concentrazione. Le tecnologie ci stanno aiutando ad isolare i rumori ambientali e anche a creare delle stanze virtuali, in cui lavorare meglio in remoto. Però credo saranno ancora necessari, per un po' di tempo, degli arredi specifici”.
—Raffaella Mangiarotti, Founder Raffaella Mangiarotti Studio

I Vicente García Jimenez e Cinzia Cumini,
founders Garcia Cumini

 

 

“Il mondo dell'ufficio si radica su una tempistica di utilizzo maggiore rispetto a quella della casa. E quindi cerca una potenziale durabilità e soprattutto un comfort ergonomico che permetta di essere sano dal punto di vista fisico. Mentre [gli oggetti] della casa sono più materici, più accoglienti, più confortevoli dal punto di vista della fisicità, del colore, delle sensazioni, dell'emotività”.

“[Un arredo ibrido] pensiamo che debba essere un oggetto, quindi un sistema, con delle virtù camaleontiche e che riesca ad integrarsi, a confondersi, a mimetizzarsi con quello che è lo spazio e l'arredo naturale che già è presente all'interno della casa. [...] L'elemento seduta può presentare più difficoltà, perché deve stare nel contesto della casa ma essere ampiamente regolabile, per poter gestire tutte le ore di utilizzo che il prodotto ha”.
—Vicente García Jimenez e Cinzia Cumini, Founder Garcia Cumini

I Patrick Norguet,
founder Patrick Norguet Studio

 

 

“La flessibilità tra il mondo del lavoro e quello della casa, il residenziale, è un “ostacolo” che sta emergendo per diversi motivi. [...] Gli strumenti di connessione, che abbiamo dalla mattina alla sera, ci permettono scambiare, comunicare e di lavorare in spazi completamente diversi, ibridi. Ecco quindi la conseguenza [...] su decenni di mobili per ufficio, [...la cui] tipologia di prodotto si è basata sul comfort, sull'ergonomia delle sedie. [...] Con l'arrivo del digitale, [...] abbiamo assistito all'avvio di un nuovo modo di approcciare l'arredamento, in cerca di più trasversalità [...e di] prodotti più sensuali, più domestici”.

Courtesy of Patrick NorguetCourtesy of Patrick Norguet

“Un prodotto con una dimensione domestica [...]è un oggetto che racconta una storia, che dovrebbe emozionare. [...] È un oggetto facilmente comprensibile. È saggio, vale a dire che si inserisce in un ecosistema di altri prodotti. E questa selezione è fatta dal consumatore, è frutto della cultura, della scelta di un prodotto secondo la funzione, secondo i propri riferimenti e secondo i suoi desideri. [...] La questione domestica è legata al superamento di criteri stabiliti: è una questione di emozione e di sensi”.
—Patrick Norguet, Founder Patrick Norguet Studio

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