Il Green Deal europeo passa dal design

I Green Deal, il grande progetto europeo

La tabella di marcia che l’Europa si è data con il Next Generation EU e recentemente con “Fit for 55”, un pacchetto di strumenti con i quali l'Unione vuole raggiungere gli obiettivi del Green Deal, ovvero ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e azzerarle entro il 2050, è molto chiara. Un piano accompagnato da investimenti stimati in oltre 3500 miliardi di euro, nel solo periodo 2021-2030. In questo scenario, la progettazione gioca un ruolo di primo piano. Dal redesign dei modelli di business improntati all’uso efficiente delle risorse a quello dei prodotti che dovranno tornare ad essere durevoli, riparabili, ricondizionabili e riutilizzabili; dai sistemi industriali sempre più interconnessi e simbiotici, fino allo sviluppo di piattaforme che agevolino la collaborazione tra utenti e clienti, istituzioni e imprese per permettere ai materiali e prodotti di rientrare nei processi industriali ed essere trasformati in altro  o reimmessi nel ciclo produttivo. 

Ursula von der Leyen alla presentazione del Green Deal alla Commissione Europea nel dicembre 2020Ursula von der Leyen alla presentazione del Green Deal alla Commissione Europea nel dicembre 2020

II Un nuovo Bauhaus,
a sfida della sostenibilità è culturale

Il futuro passa dal design. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato l’intenzione di creare un nuovo Bauhaus come parte integrante del Green Deal europeo, come luogo in cui sviluppare innovazioni e tecnologie in grado di affrontare la crisi climatica.
“Vorrei che le risorse di NextGenerationEU”, ha dichiarato la Von der Leyen, “dessero il via a un’ondata di rinnovamento europeo e rendessero la nostra Unione leader nell’economia circolare. Ma questo non è solo un progetto ambientale o economico: deve essere un nuovo progetto culturale per l’Europa”. Un'iniziativa creativa e interdisciplinare che riunisce uno spazio di incontro per progettare futuri modi di vivere, situato al crocevia tra arte, cultura, inclusione sociale, scienza e tecnologia. Un monito ad ampliare il campo della formazione del design oltre il binomio prodotto-industria, verso la creazione di una generazione di designer in grado di affrontare la sfida di rendere più sostenibile, equa e competitiva la nostra società. 

L’ingresso del Bauhaus a Dessau, la nota scuola di design tedesca costruita nel 1925 su progetto di Walter GropiusL’ingresso del Bauhaus a Dessau, la nota scuola di design tedesca costruita nel 1925 su progetto di Walter Gropius

III Le leve strategiche: circolarità e design

L’Italia è il Paese con il maggior numero di imprese del design d’Europa. Il numero di imprese supera quota 30mila con un valore aggiunto superiore a 3 miliardi di euro. Un sistema che rappresenta una infrastruttura per il sistema produttivo nazionale, come dimostra l’indagine svolta da Unioncamere e Fondazione Symbola tra le imprese manifatturiere con almeno cinque addetti, le imprese che investono sul design inserendo nel proprio organico designer o attraverso rapporti di subfornitura, mostrano più spesso performance positive.

Una filiera, quella del design, che se anche sostenibile e circolare è più resiliente di fronte agli shock e alle emergenze, come rilevato sempre da Fondazione Symbola; tenere conto delle problematiche ambientali è un elemento imprescindibile per pianificare un nuovo e duraturo sviluppo. Questo è vero in particolare per una filiera dell’arredo-casa. Sarà importante riuscire a rispondere efficacemente alla domanda di nuove soluzioni che integrino design, sostenibilità e tecnologia per adeguare gli spazi domestici alle nuove esigenze di multifunzionalità – dallo smart working alla didattica a distanza) – e per valorizzare anche gli spazi privati all’aperto. Le imprese già lo fanno, mostrando un approccio maturo alla sostenibilità e al design, che passa attraverso la ricerca e l’innovazione nel settore dei materiali (certificati, riciclati, riciclabili), ma anche di processi produttivi (sempre più efficienti e sostenibili, con minori scarti o con scarti reintrodotti nel ciclo industriale), di durabilità, di logistica.

© Marina DenisovaLa struttura in legno massello della seduta Kata © Marina Denisova

IV Innovazione e sostenibilità,
oramai inscindibili

Parlare di innovazione vuole dire, per un’azienda di design, aggiungere una variabile che aumenta la complessità in fase di sviluppo; perché oltre a fare dei prodotti innovativi, competitivi, mantenere un livello di investimenti adeguato, avere un buon progetto, rispondere alle esigenze funzionali, ora si deve realizzare un prodotto che abbia un impatto ambientale ridotto per l'intero ciclo di vita.

Vi è quindi una sostenibilità legata alla produzione, che passa attraverso la riduzione dei consumi energetici o l’approvvigionamento da fonti rinnovabili, l’eliminazione di prodotti dannosi per la salute – di chi lavora e di chi utilizza gli arredi. Oramai consolidato l’utilizzo di vernici ad acqua o di trattamenti che non hanno solventi, come le verniciature a polvere per il legno. Scelte che impattano anche sul bilancio di emissione di CO2 in atmosfera. E poi vi è una sostenibilità etica, che si misura nella tutela delle persone e dei territori in cui si produce. L’ambito in cui si regolano questi equilibri rimane quello del progetto. L’inizio di un percorso che valuta tutte le ricadute della produzione e che può anche decidere di rendere i prodotti facilmente disassemblabili, e quindi facilmente riciclabili a fine vita. Scegliere in modo strategico le diverse materie prime vuole dire riuscire, a fine vita, a indirizzare verso la catena di riuso più idonea ed efficiente.

Schema di disassemblaggio della seduta Kata fornito ai clienti  assieme alla scheda prodottoSchema di disassemblaggio della seduta Kata fornito ai clienti assieme alla scheda prodotto

V Kata, prove generali di circolarità

Alle istruzioni di montaggio ora si aggiungono quelle di disassemblaggio, con l’indicazione di come separare i materiali e di dove convogliarli per lo smaltimento.
Questa azione virtuosa ha ancora degli esiti con qualche incognita: spesso i centri di raccolta, sia in ambito nazionale che estero, hanno regole poco omogenee per aggregare materiali simili. 

La catena del riciclo, invece, è già dotata di tecnologie che supportano la separazione delle materie prime aggregate e quindi pronta a rispondere ad una progettazione consapevole.

Kata, una nuova collezione di sedute prodotte da Arper, disegnate da Altherr Désile Park, vede accorpata alla consueta scheda prodotto – in sei lingue – anche lo schema di disassemblabilità, istruzioni che sono riportate nelle sezioni del sito dedicate ai singoli prodotti. 
L’impatto ambientale lo si verifica analizzando l’intero ciclo di vita degli oggetti o degli arredi, e quindi oltre al facile smaltimento si deve lavorare alla sua durabilità e riparabilità, passando da un’idea di cliente come consumatore, ad una più lungimirante idea di cliente come utilizzatore. Quest’ultimo è colui che fa un buon uso del prodotto che acquista, lo tiene con cura; a fine vita si potrà comunque scegliere di ricondizionarlo o di venderlo come usato. Sta quindi cambiando il modello economico, che porterà a ripensare alle filiere, ai modelli distributivi e ad inventare nuove linee di business dove prodotto e servizio saranno sempre più integrati.

© Ricard LopezUna delle immagini della campagna di comunicazione di Kata sulla riduzione dell’utilizzo di materiale e l’assenza di scarti © Ricard Lopez

VI Tessili rigenerati,
un new deal per l’arredo

Tra i materiali più utilizzati nel settore dell’arredo, soprattutto per le parti imbottite, vi sono i tessili. Un comparto produttivo che negli ultimi anni ha subito una importante trasformazione; molti dei prodotti decorativi si sono trasformati in prodotti tecnici, con resistenze, impermeabilità e trattamenti che li rendono durevoli e facilmente manutenibili. Parlare di innovazione del tessile significa tornare a parlare di Kata; il filato della struttura dello schienale e della seduta – in una tessitura 3D – è realizzato con poliestere post-consumo trasformato in fibre leggere e durevoli. Per produrre un chilo di filato viene utilizzato circa un chilo di rifiuti, l’equivalente di 48 bottigliette in plastica. Questo significa una riduzione di materiale plastico nelle discariche e il risparmio di energia nella produzione di poliestere vergine. Inoltre, questa scelta produttiva supporta il sistema di riciclaggio, fornendo un’ulteriore applicazione commerciale ai prodotti riciclati.

Il tessuto è stato tecnologicamente concepito per adattarsi in modo ottimale al fusto della seduta, realizzato in legno massello proveniente da foreste certificate FSC, riducendo al minimo gli scarti di materiale. L’acciaio, terzo materiale che compone la nuova linea di sedute, è anch’esso dissassemblabile e rientra facilmente in un processo di riuso. 
L’attenzione ambientale di questa nuova linea la si ritrova nell’imballaggio: composto da un sacchetto in plastica riciclabile e un involucro di cartone realizzato senza colle.

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