Dal tetto alla corte, spazi fluidi

08 febbraio 2022

Gli spazi privati e semi-privati qual le corti e i tetti stanno diventando strategici anche per lo sviluppo urbano © Eugene

Due anni difficili e complessi quelli appena trascorsi, nei quali pandemia e dinamiche relazionali forzate ci hanno posto di fronte a nuove sfide e hanno accelerato temi progettuali già in atto per l'urbanità e gli spazi. Abbiamo affrontato i temi della città di prossimità (nella serie di articoli Nearness), della riconfigurazione della casa e degli spazi di lavoro, e della biofilia. Ne parliamo con Giorgio Donà, co-founder & director di Stefano Boeri Interiors, che ci pone all'attenzione altri concetti alla base della progettazione urbana e degli spazi del prossimo futuro.

Donà, più che sostenere la teoria della città a misura d'uomo, sottolinea la necessità di una città che delocalizzi i servizi fino alla micro-scala del condominio o si basi sui bisogni di cluster sociali. Indica l'importanza di trovare un nuovo rapporto tra sfera pubblica e privata, in cui diventino pubblici, intesi per la condivisione, anche spazi solitamente privati o semi-privati, quali cortili o tetti. Mentre sull'interior design degli spazi di vita, dalla casa al lavoro, suggerisce di lavorare sul concetto di arredo: flessibile, adattabile, trasformabile. Con attenzione al benessere psicofisico e all'”estroversione”, la condivisione sia fisica che relazionale tra le persone e i servizi.

Tree Room, Arte Sella, © Giacomo Bianchi, courtesy of Stefano Boeri Interiors

D     Dal primo concetto di città di prossimità (dei 15 minuti) alla città dei servizi locali e delle infrastrutture capillari. Ci spieghi questa differenza.


R     L'idea di città a portata d’uomo deve poter mettere in discussione il paradigma stesso della città moderna, nata per funzionare attorno a grandi epicentri e ad architetture mono funzionali sincronizzate alle vite della collettività. Per poter valorizzare e promuovere una mobilità sempre più morbida, più lenta, dobbiamo cominciare a immaginare nuove forme di “decentramento”, creare aree, quartieri ed architetture con un’adeguata autonomia e autosufficienza nei servizi e nelle funzioni di interesse generale e collettivo. Forme di condivisione e ridistribuzione capaci di intervenire sui tempi e ritmi della città e costruire nuove forme di prossimità e pedonabilità a favore di tutti quei servizi essenziali utili ai reali bisogni della comunità.

Superverde, courtesy of Stefano Boeri Interiors

D     Nella progettazione dei servizi, lei indica anche un diverso rapporto tra sfera pubblica e privata.


R     Sì, è importante costruire un nuovo rapporto tra sfera pubblica e privata, immaginando nuovi luoghi e spazi di contatto e nuovi punti di intersezione. Nuovi per significato e utilizzo. Per esempio, riprogettando e amplificando le potenzialità di quei luoghi comunemente deputati alla condivisione, come spazi aperti, cortili o perfino tetti abitabili. La “quinta facciata”, ovvero il tetto può diventare un futuro spazio pubblico per chi abita quel luogo o, perché no, uno spazio collettivo per la città.

I tetti potrebbero avere sempre più una destinazione di spazio pubblico © Chuttersnap

D    Nuove abitudini e vecchi spazi con nuovi modi d'uso.


R     Oltre che da progettisti ci immaginiamo, da fruitori con specifici bisogni e interessi, l'abitazione del futuro come uno spazio a geometrie variabili, capace di accompagnare e assecondare esigenze in cambiamento e in continua evoluzione. Così, gli oggetti d'arredo avranno un ruolo importante nel rendere lo spazio più flessibile, adattabile, trasformabile. Bisogna lavorare sul concetto di “sistema”, quale opportunità che consenta a tutti di potersi costruire un proprio scenario, con la capacità di adattarsi al futuro con poche mosse. Un'idea anche espressa nel nostro allestimento per il Supersalone, partendo da due grandi riferimenti, Giò Ponti e Renato Pozzetto (…Taaac!).

[leggi anche “Sostenibilità in fiera. A partire dall'allestimento”].

Oasi, Aran Cucine, © Marco Menghi

D     Che cosa significa benessere degli spazi di vita?

R     Nel riconfigurare gli spazi di vita sia privata che collettiva, dalla residenza ai luoghi di lavoro, bisogna ripensare al concetto stesso di “benessere”: l'aria, il clima e ciò che ci circonda in generale devono favorire il raggiungimento del maggior livello di benessere psicofisico di chi abita un luogo o usa un servizio. La qualità dell'aria, il suo controllo e mantenimento, è oggi un problema più significativo negli ambienti interni che negli esterni. A tale proposito diventa cruciale trovare nuove forme di estroversione delle funzioni private, garantire spazi che diventino un punto di contatto e prossimità con la sfera pubblica e capaci, in prospettiva, di ospitare diverse forme di specie viventi.

[Leggi anche “Biofilia. Una scienza per l'interior design”]

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