Spazi per la formazione: nuovi quesiti

A livello globale, il mondo della formazione ha consolidato le formule di “didattica mista” e sperimentato nuove esperienze formative che ampliano lo “spazio” di apprendimento. Tuttavia, sembra ancora presto per stabilire se ciò ha portato un cambiamento permanente nelle pratiche umane o nuove tipologie di ambienti fisici. Ma chiedersi se “dal vivo o a distanza” non sembra più la domanda giusta. Chiediamo a tre formatori internazionali – Carly Cannell della The New School-Parsons, New York City; Sevra Davis del British Council UK; Paolo Tumminelli della Köln International School of Design – e a un progettista di spazi per la formazione – Philip Iosca, EF Architecture & Design Studio – che cosa è più cambiato nella loro recente esperienza.

I Paolo Tumminelli,
Professor, Köln International
School of Design

Ancora non sappiamo quali saranno i comportamenti del post-pandemia. Sfuggiremo o abbracceremo il prossimo? Solo allora la progettazione degli spazi potrà cambiare, se dovrà. Non bisogna rimandare ai peripatetici per ricordarci che la condivisione dello spazio è un'esperienza fondamentale nell'interscambio intellettuale e umano. Con l'invenzione del famoso sgabello, la scuola di Ulm aveva tentato il superamento dell'antico principio della cattedra. La recente formula di apprendimento misto ci ha fatto scoprire l'esistenza effettiva di uno spazio online. Isolati nel proprio quadratino Zoom, costruiamo uno stanzone magico con caratteristiche molto divertenti: le gerarchie diventano fluide, i rapporti spaziali cambiano continuamente, gli “schermo-spazi” sono identici per tutti ma, allo stesso tempo, diversi per ognuno. Un interessante effetto collaterale è il potenziamento della personalità dovuto alle infinite possibilità di gestione del background. Da cucine economiche a spiagge virtuali, tutto è possibile.

 

IICarly Cannell
Assistant Professor,
The New School-Parsons, New York City

Non sono gli spazi a cambiare ma i comportamenti e le pratiche umane. Oltre all'implementazione di sistemi, come la qualità dell'aria o la ventilazione, l'obiettivo negli spazi per la formazione è concentrare il tempo di apprendimento in classe, anziché disperdersi su più giorni o adottare un mix di apprendimento sincrono e asincrono. Gli spazi per l'insegnamento non sono più limitati alle aule fisiche. E l'ambiente digitale non è diverso dallo spazio fisico: gli strumenti devono essere coinvolgenti. Per favorire la condivisione della conoscenza, indipendentemente dal tipo di spazio, cerchiamo di comunicare chiaramente il processo, incoraggiare molteplici opportunità di condivisione e adattarsi a utenti diversi. Pertanto, mentre molti di noi tornano in classe, cerchiamo di non guardare all'insegnamento come dal vivo/non dal vivo, ma come una coreografia di molteplici tipi di coinvolgimento, che si traducono in esperienze formative distinte e risultati specifici. Gli educatori devono essere più aperti, innovativi e ampliare lo “spazio” di apprendimento.

 

III Sevra Davis, Director of Architecture
Design and Fashion
| Arts, British Council UK

I cambiamenti più notevoli sono il modo in cui i nostri ambienti fisici sono dovuti diventare più flessibili a usi diversi e come gli ambienti digitali si sono resi più simili agli spazi fisici. I nostri laptop o altri dispositivi sono diventati delle “sale riunioni”. La pandemia ha cambiato il senso di ciò che definisce un ambiente per uno scopo particolare. E ci ha reso più consapevoli del sovraccarico sensoriale, in particolare del tempo sullo schermo. È necessario ripensare a un modo diverso di svolgere il nostro lavoro e di creare opportunità di connessione e apprendimento. Ad esempio, su come rendere la materialità e la tangibilità in un momento in cui non possiamo “sentire” le cose insieme. Uno dei risultati è stato il nostro Material Atlas: uno spazio di apprendimento digitale che esplora i materiali, inclusa la loro storia fisica, sociale e pratica. Oppure possiamo adottare un modello di comunicazione “misto” come nelle residenze virtuali (Housewarming Residencies) del British Council, che hanno consentito ai designer, forzati dall'impossibilità di viaggiare, di collaborare proattivamente con le comunità manifatturiere locali, coinvolgendo più persone e idee nel processo.

 

IV Philip Iosca, Head of Interior Design,
EF Architecture & Design Studio,
North America

La flessibilità è sempre stata una componente fondamentale nella progettazione degli spazi di apprendimento. Investire in mobili piuttosto che arredi fissi non è solo più conveniente, ma significa che gli ambienti possano cambiare capacità o programma con relativa facilità. Tuttavia, possiamo notare le ovvie limitazioni degli spazi a pianta aperta. Perché è necessario avere privacy per incontrarsi e studiare, ma anche per l'apprendimento a distanza. Ancora di più, dobbiamo investire negli spazi piccoli o individuali per le videochiamate. La sfida è renderli una parte calda e invitante del progetto generale. Ma oltre alla pianificazione dello spazio, ci sono alcuni principi imprescindibili: l'accesso alla natura, alla luce e/o a materiali naturali; un layout confortevole; un'illuminazione intelligente (e varia); una buona acustica. È possibile anche andare oltre: incorporare nello spazio il senso del luogo attraverso colori, materiali e l'inclusione di oggetti progettati o realizzati localmente. Perché la conoscenza non è solo quella condivisa nello spazio ma anche ciò che viene da esso.

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