Leggerezza: Petra Blaisse

© Karoly Effenberger

Petra Blaisse, Inside Outside
designer

Inside Outside è un team internazionale e multidisciplinare di architetti, artisti e designer con sede ad Amsterdam. È specializzato in design del paesaggio e architettura d'interni. Petra Blaisse ha fondato lo studio nel 1991, dopo aver iniziato la sua carriera nell’exhibition design. Gradualmente, la sua attenzione si è spostata sull'uso di tessuti, illuminazione e finiture negli ambienti interni, e allo stesso tempo sulla progettazione di giardini e paesaggi.

Presentazione

Sono la fondatrice di uno studio che si occupa di design di interni, di paesaggio e di mostre: Inside Outside è gestito da un piccolo team e ha sede ad Amsterdam. Ho iniziato questo lavoro multidisciplinare a partire dalle mie passioni personali: che trovano convergenza nella manipolazione e creazione di ambienti esperienziali.

© Inside Outside

Sulle tende

Nel corso degli anni, le tende sono diventate un po’ la nostra specialità. Creiamo tende di varie dimensioni che differiscono per progetto e contesto. Si tratta, in altre parole, di pezzi unici “site specific”, ciascuno con i propri requisiti tecnici e prestazioni, che introducono una certa leggerezza nello spazio grazie alla loro flessibilità ed eleganza. Ognuno ha una personalità, con il suo proprio carattere, che si mostra o si nasconde con una presenza che può essere molto evidente oppure quasi impercettibile, a seconda del contesto e degli effetti che desideriamo ottenere. Le tende intiepidiscono l’ambiente, filtrano o riflettono la luce, assorbono i rumori, danno forma alle viste o creano stanze: introducono anche una propria acustica e movimenti d’aria, quando attraversano lo spazio e oscillano al vento.

Il nostro lavoro somiglia molto a quello dell’architetto: diamo una risposta a delle esigenze attraverso un design attivo e a un processo di costruzione. Sebbene anche tempistiche e scadenze tendano a essere simili, a volte le “nostre” cose arrivano prima o dopo. È quasi come tessere: un procedimento in cui prima altri fanno delle cose, poi tu fai delle cose, quindi altri fanno ancora delle cose: ti alterni, ogni volta come reazione a ciò che è stato fatto in precedenza e in anticipo – questa è la sfida! – a ciò che seguirà.

A volte realizziamo installazioni temporanee: è piuttosto divertente, perché devi creare un oggetto o un’installazione in un arco di tempo molto breve. Il temporaneo ha anche qualcosa a che fare con il vostro concetto di "leggero". Leggero per via delle limitazioni di tempo, ma anche per la leggerezza dei materiali e delle tecniche costruttive. Per una mostra che ho progettato al Boijmans Museum di Rotterdam, sul lavoro di OMA alla fine degli anni Ottanta, ho realizzato una tenda di seta gialla molto sottile per una finestra che si allungava verticalmente nello spazio, e ho sistemato un piccolo ventilatore sotto. La stoffa di seta gialla era costantemente investita dal getto e svolazzante, all’interno di una mostra che sarebbe stata, altrimenti, completamente statica – tutta basata su modelli e disegni. Questo oggetto senza peso e perennemente in movimento ha avuto un'enorme influenza sull’atmosfera complessiva del luogo e sulle opere esposte.

© Rob ‘t Hart

Sulle illusioni

Ci interessa creare illusioni. Anche se abbiamo a che fare con un oggetto molto pesante e coprente oppure enorme e fonoassorbente, vogliamo che sembri leggero e arioso o addirittura trasparente.

© Karoly Effenberger

Su Forms of Use (Re-Set, Biennale di architettura, 2012)

Ci è stato chiesto di rappresentare i Paesi Bassi alla Biennale di Architettura di Venezia, edizione 2012, con un’installazione nel padiglione olandese (un’opera di Gerrit Rietveld, dei primi anni '50). Dovevamo simboleggiare il riutilizzo di edifici esistenti e sfitti in un periodo particolarmente duro dal punto di vista economico: progettisti e costruttori monopolizzano il mercato edilizio, costruendo brutalmente e sconsideratamente come forma di investimento, mentre nei soli Paesi Bassi migliaia di edifici ancora utilizzabili restano sfitti. In sostanza: riutilizzare l’esistente e creare nuove possibilità per i cittadini, attraverso riqualificazioni a budget ridotto, lavori in collaborazione, forme di utilizzo multiplo, eccetera. Abbiamo realizzato la nostra installazione con alcuni profilati in alluminio, una catena di bicicletta, sei piccoli motori e un grande pezzo di stoffa che attraversava lo spazio e – pur mantenendo la stessa posizione – cambiava forma in 12 configurazioni diverse, ognuna della durata di 90 secondi. Ogni configurazione riorganizzava lo spazio rettangolare definito da Rietveld in stanze di diversa forma e dimensioni, invitando implicitamente a diverse forme di utilizzo. La stoffa stessa è stata concepita per rappresentare l’architettura nei suoi contrasti: peso / assenza di peso, assorbimento / capacità riflettente, vista / ostruzione della vista, trasparenza / opacità, colore / assenza di colore, verticale / orizzontale… tutti concetti architettonici rappresentati da questo pezzo di tessuto, morbido e basico, che scorreva nel tempo, attraversando la giornata di 12 ore.

© Inside Outside

Sulla sorpresa

Puoi fare infinite previsioni, ma resterai sempre sorpreso dalle coincidenze e dagli errori – che spesso si trasformano in benedizioni inaspettate.

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