La sostenibilità come scelta strategica

28 agosto 2022

In assenza di regole di ingaggio chiare e vincolanti nel settore dell'arredo, alcuni strumenti di analisi, come l'LCA, consentono di creare competenze e una metodologia strategica che diventa vantaggio competitivo. Il percorso di Arper nella sostenibilità raccontato da Andrea Mulloni, Head of Sustainability e Michela Possagno, Environment Expert in Arper.

Questa crisi conclamata insegna che non abbiamo bisogno di più prodotti ma di prodotti migliori. Più sostenibili e certificati attraverso strumenti di analisi e documenti che ne attestano l'impatto ambientale. Prodotti per i quali è possibile gestire anche il fine vita in modo corretto, così come processi di circolarità. Oggi nel settore dell'arredo c'è una regolamentazione frammentata, ma il mercato e il sistema finanziario premiano chi è capace, attraverso la produzione, di limitare le criticità, rendendo la sostenibilità una leva strategica di lungo periodo. Ben prima che la sostenibilità fosse un tema imprescindibile, Arper ha creato un team interno di esperti che oggi fanno capo ad Andrea Mulloni, Head of Sustainability e Michela Possagno, Environment Expert.

“Una produzione più sostenibile”, spiega Mulloni, “consiste nell'acquisizione, nel tempo, di una metodologia e di un know-how interno all'azienda attraverso la ricerca applicata, in compartecipazione con i propri partner produttivi, e l'analisi e revisione continue degli stessi prodotti per migliorarne le performance ambientali”. Uno degli strumenti di valutazione è l'LCA (Life Cycle Assessment o Valutazione del Ciclo di Vita) che consente di analizzare, sulla base delle PCR (Product Category Rules), l’impatto ambientale di un prodotto lungo tutte le fasi del suo intero ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime alle fasi di produzione, trasporto, utilizzo fino al fine vita - ovvero lo smaltimento o la reimmissione nel ciclo di vita di un nuovo prodotto. L'LCA serve a individuare le criticità e definire la strategia ambientale. E grazie ad esso è possibile redigere un EPD® (Environmental Product Declaration), un documento verificato e registrato che comunica informazioni trasparenti sul ciclo di vita e l’impatto di un prodotto sull'ambiente.

La collezione Juno 02, design James Irvine, 2012, riedizione 2022. © Salva Lopez

I Arper e la strategia ambientale

Già dal 2006 Arper inizia ad applicare strumenti come LCA per analizzare l'impatto di alcuni suoi arredi. Lontani dalla corrente richiesta di sostenibilità nella gestione delle supply chain e di trasparenza su policy e strategie aziendali, l'analisi applicata è stata una scelta individuale e consapevole, frutto di un importante investimento aziendale. Consci che scelte più consapevoli, all'interno di tutto il processo produttivo dei prodotti, avrebbero portato a una visione più strategica e, oggi, a un vantaggio competitivo. “Un aspetto innovativo per i tempi di allora”, precisa Possagno, “è stato applicare, già dalla fine degli Anni 2000, strumenti di analisi come l'LCA nelle fasi di ricerca e sviluppo di prodotto in modo non solo di acquisire conoscenze 'ex-ante' sull'impatto ambientale dello stesso prodotto, ma anche per intervenire, attraverso dati oggettivi, sul risultato finale. L'LCA ha guidato, ad esempio, la scelta dei materiali e dei processi produttivi e ha portato a creare, nel tempo, alcuni standard di prodotto, ricorrenti nelle ultime collezioni quali la presenza di materiali riciclati, di sistemi di assemblaggio privi di colla, di vernici ad acqua o di legni certificati FSC”.

IILCA come strumento di ottimizzazione
di prodotto

Sono molteplici le voci che confluiscono nell'LCA di una seduta. Per ogni singolo componente vengono analizzati fattori quali il peso e le percentuali dei materiali, i processi di lavorazione, il numero dei pezzi prodotti per ora, la ferramenta utilizzata e il consumo energetico dei macchinari. Vi confluiscono i dati di ogni fornitore, le percentuali di scarto, i dati sull'imballaggio e sul trasporto in base al vettore (nave, gomma, rotaie ecc.), calibrati sulle proiezioni dell'entità delle spedizioni nel mondo. E i valori che conseguono all'analisi dell'LCA stimano l’impatto sul riscaldamento globale (espresso in Co2 equivalente), la riduzione dello strato di ozono, l'eutrofizzazione e l'acidificazione delle acque, ovvero il loro degrado, e l'esaurimento delle risorse abiotiche, non rinnovabili.

Catifa 53 designed by Lievore Altherr Molina, 2001 © Alga Studio

“Lo studio dell'LCA”, continua Mulloni, “è interessante anche su prodotti già a catalogo perché consente di capire, retroattivamente, dove risiedono gli aspetti più impattanti sull'ambiente e dove è possibile intervenire. Ad esempio, grazie all'analisi dell'LCA, la seduta Juno ha ridotto il proprio impatto attraverso l'impiego di un polipropilene post-industriale nella scocca e l'ottimizzazione di alcuni processi produttivi. Lo step successivo è stato ridurre la quantità di materiale senza comprometterne le proprietà tecniche”. Catifa 46 è stato il primo prodotto analizzato attraverso l'LCA, nel 2007. Negli anni ha subito una serie di piccole implementazioni. È più complesso intervenire su un prodotto così rappresentativo e legato a brevetti tecnici, ma la serie di dati fornita dall'LCA consentirà, nel momento in cui sarà presente sul mercato un polipropilene post-consumo altrettanto performante, di intervenire sulla tecnologia del materiale. In generale, il percorso di analisi consente di identificare una serie di aspetti critici, i cui i vincoli possono essere superati grazie al design dei prodotti o l'uso di macchinari più all’avanguardia, con meno sprechi o alimentati da fonti rinnovabili. In presenza di una legislazione ancora giovane e considerando la gestazione media di un prodotto di due anni, ragionare in funzione di un principio giusto e implementabile quale la sostenibilità diventa un vantaggio competitivo. “Non si tratta dunque di un approccio 'incombente', quanto più di una visione strategica”, precisa Possagno.

IIIEvitare, ridurre e compensare.
Sostenibilità come scelta etica a tutto tondo

La comunicazione tende a enfatizzare il tema delle emissioni di Co2, quali l'acidificazione e l'eutrofizzazione delle acque, hanno effetti critici sull'ambiente. E le emissioni non sono di sola Co2, ma di differenti sostanze nocive rapportate alla Co2 con un fattore di conversione concordato e uguale per tutti in modo da semplificarne la comprensione e il confronto. Analogamente, molte aziende tendono a “far pace” con il proprio impatto sull'ambiente aderendo ad attività di compensazione. Ma compensare in un'area geografica e in un contesto differente dalla zona in cui si producono le emissioni non è così consequenziale. “La compensazione è un tema più politico che realistico”, sottolinea Possagno. “E dovrebbe essere l'ultima fase di un processo (Avoid, Reduce, Compensate) che evita sostanze e processi impattanti sull'ambiente, ne riduce le emissioni e solo infine le compensa”.

“Avoid”, continua Possagno”, “significa anche evitare informazioni subdole, arrivare alla fonte dei materiali, approfondirne i processi e scartare quelli non sicuri sia per ragioni etiche che ambientali. L'approccio all'innovazione e alle novità, in generale, deve essere ponderato e non può essere semplicistico. 'Reduce' significa comprendere, e di conseguenza ridurre, il proprio impatto ambientale non limitatamente a un prodotto, ma stimando e calcolando le emissioni di Arper nella sua interezza”. Di fatto, affinché acquisti valore e contribuisca alla definizione degli obiettivi strategici dell’azienda, il calcolo dell’impatto ambientale deve includere tutti i processi relativi all'azienda: “perfino gli spostamenti casa-lavoro delle persone di Arper”, segue Mulloni. “Per offrire la trasparenza, che è ciò che più il mercato oggi richiede. Non a caso molte aziende dell'arredo redigono spontaneamente Bilanci di Sostenibilità. E Arper è prossima a presentare il proprio”.

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