Bold and Precise

12 maggio 2022

© Courtesy of Studio Doshi Levien

Potreste raccontarci qualcosa su questo nuovo divano? Come avete scelto la forma e la funzionalità, i materiali e la palette colori?

ND — La prima cosa che ci siamo chiesti è stata come potevamo creare una nuova tipologia di imbottito, qualcosa che andasse a coprire un gap, una mancanza sul mercato. Volevamo progettare per Arper qualcosa che stesse bene sia in ambienti residenziali che lavorativi, anche perché questi due mondi, in termini di look and feel, si stanno avvicinando sempre di più.

JL — È la parte più eccitante del nostro lavoro, unire mondi e cercare di creare un ibrido tra universi differenti. Un altro aspetto importante era la necessità di approcciare il tema della sostenibilità seriamente. Arper è un’azienda molto impegnata a riguardo, vuole creare prodotti che siano davvero pensati in quest’ottica. Dal punto di vista progettuale, quindi, abbiamo provato a pensare a cosa sarebbe successo al divano Arper una volta giunto alla fine del suo ciclo di vita. Come sarebbero stati riciclati i componenti? Come sarebbero stati separati i materiali durante la fase di riciclo? Dovevamo realizzare il prodotto pensando al contrario… progettare in maniera sostenibile è sfidante per l’industria del design nel suo complesso, perché potenzialmente tutto quello che ci circonda va ripensato… e ci sono opportunità incredibili per creare innovazione.

ND — Ciò che ci è stato immediatamente chiaro all’inizio era che non dovevamo progettare un pezzo unico, ma un sistema. Dal punto di vista costruttivo ci siamo chiesti come potevamo creare un sistema i cui componenti potessero essere separati facilmente. Allo stesso tempo, dovevamo pensare all’identità del prodotto, alle qualità che volevamo infondergli come sensualità, tattilità, morbidezza che sono normalmente associate all’ambiente domestico… è molto soggettivo il modo in cui dare identità a un arredo, affinché esprima al meglio i valori Arper e sia adatto a spazi ibridi.

JL — La cosa interessante di Arper è che ha un’identità visiva molto riconoscibile che, secondo la nostra percezione, è molto lineare e netta, come un bellissimo abito sartoriale…ma anche noi come studio abbiamo una nostra personale espressione visiva. La sfida era, quindi, quella di coniugare il nostro stile con qualcosa che trovasse spazio all’interno del mondo Arper. I prodotti Arper sono molto leggeri, quindi dovevamo creare un divano che riflettesse quel senso di leggerezza, come se galleggiasse o scivolasse sul pavimento.

ND — Esatto…abbiamo amato particolarmente la sfida di giocare con il contrasto tra l’identità decisa e netta di Arper e il bisogno di creare un arredo morbidamente confortevole. Ci siamo riusciti mettendo insieme un guscio avvolgente per dare forma al divano e morbidi cuscini per accogliere e offrire il massimo comfort.

© Salva Lopez

Potreste parlarci del processo progettuale ed esplorativo?

ND — Siamo partiti dalla realizzazione di un modello per stabilire alcuni principi base. Personalmente all’inizio del processo tendo a concentrarmi di più sul disegno per capire quale potrebbe essere il feeling di un progetto, mentre Jonathan lavora in modo molto più pratico, realizzando un modellino o giocando con i materiali. Fin dall’inizio abbiamo provato a pensare a come realizzare un divano che una volta composto non lasciasse percepire di essere formato da componenti separati.

JL — Sono convinto che il disegno possa portarti lontano nel design di un prodotto, ma per capire veramente come si comporteranno le superfici e i materiali nella realtà devi lavorare con qualcosa di fisico il prima possibile, un modellino. È un processo che impieghiamo molto in studio per definire la forma, sia utilizzando del tessuto che altro materiale. È come disegnare in tre dimensioni… registri la tensione del materiale mentre pieghi la carta o tiri il tessuto su un volume di schiuma… osservi e annoti cosa succede durante il processo.

© Ricard Lopez

La modularità di questo prodotto come incontra l’expertise di Arper in tal senso?

JL — La modularità permette di inserire il divano in contesti diversi, così come all’interno degli spazi di lavoro che, dati gli attuali cambiamenti nel modo in cui le persone lavorano, stanno incorporando nell’interior design sempre più morbidezza e comfort. Abbiamo notato che c’è un grande bisogno di varietà e diversità nell’ambiente lavorativo, soprattutto dopo la pandemia.

ND — Tutti i pezzi che compongono un sistema modulare dovrebbero essere desiderabili in egual misura. Le configurazioni modulari devono esistere in sé, ma senza definire completamente l’identità del design. Dunque, sebbene il nostro progetto fosse partito come sistema, per noi era cruciale che ogni componente di quel sistema funzionasse allo stesso modo anche come arredo in sé stesso, con bellezza ed eleganza a sufficienza per diventare un oggetto del desiderio.

© Courtesy of Studio Doshi Levien

Lo studio Doshi Levien è stato fondato dai designer Nipa Doshi e Jonathan Levien, che si sono conosciuti al Royal College of Art. Lo studio, con sede a Londra, è rinomato a livello internazionale per il suo connubio tra cultura, tecnologia, design industriale e artigianato.

L’insieme di ricerca, materialità e tattilità nel loro processo di progettazione - pittura, scultura, colorazione - si traduce in un lavoro che si distingue per la chiarezza delle idee e l'attenzione al dettaglio.

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