Come vogliamo vivere ora?

03 novembre 2022

La vita contemporanea mostra un confine sempre più labile tra vita privata e lavorativa che si riflette nella gestione del tempo e nel modo in cui gli spazi domestici e del lavoro accolgono le diverse funzioni. Una trasformazione che risponde ai grandi cambiamenti – sociali, economici e ambientali – che muovono il mondo. E dunque “come vogliamo vivere?”.
Arper si pone in ascolto con “The Project of Living”, approccio strategico per il futuro sviluppo d'impresa. Ne parlano Roberto Monti, CEO Arper, e Simona Colombo, Chief Marketing Officer in Arper.

D  -  Quali presupposti hanno ispirato il tema di indagine "The Project of Living"?


RM  -  Ci siamo interrogati su che cosa sia successo durante la pandemia, comprendendo che essa ha accelerato questioni già in atto. Alla ricerca di domande che ci aiutassero a capire i bisogni e le esigenze delle persone e per darne un'interpretazione.

SC  -  I grandi avvenimenti degli ultimi anni ci hanno spinto a riflettere su diversi temi. La Generazione Z, nativa digitale, ci ha invitato a considerare in modo evoluto i temi dell'inclusione, del genere e delle generazioni. Abbiamo assistito a cambiamenti demografici e urbanistici, dai cosiddetti southworker ai “city-quitters”, con il conseguente adattamento dei nostri spazi, sempre più ibridi, ma anche sulle dinamiche relazionali in essi. Anche l'accesso alle attività condivise è cambiato: si svolgono attività in modo nuovo, con un impatto nella fruizione della città e dei suoi spazi e nel più generale “work-life balance”.

© Salva Lopez

D  -  Quali valori o priorità sono più cambiati negli spazi della quotidianità?


RM  -  È difficile generalizzare perché bisogni ed esigenze cambiano a seconda dei contesti culturali. Tuttavia, le rinnovate esigenze di convivenza e di lavoro in ambienti, negli ultimi due anni, forzatamente e a lungo condivisi indicano la necessità di una maggiore fluidità. La casa diviene un focus di ricerca. Così come la qualità sottesa agli spazi e il valore del tempo in essi. Ad esempio, se il living room è lo spazio collettivo e della convivialità, all'interno deve assicurare spazi per l'espressione individuale. Oggi più che mai per disegnare gli spazi è necessario partire dalle attività costruendo non solo ambienti ma contesti di relazione. Alla base dell'approccio progettuale ci sono le esigenze umane.

SC  -  I luoghi si sono riaperti con la tendenza a ragionare e a tenere in considerazione la ricerca del benessere personale, del perseguimento delle proprie scelte. Le tradizionali opposizioni diventano fluide: ufficio/casa, lavoro/divertimento, in/outdoor. Arper vuole essere presente in questo processo di cambiamento, non tanto per dare delle risposte, quanto per dare voce alle idee e affiancare le comunità nella progettazione degli spazi.

[Leggi anche l'intervista alla sociologa Egeria di Nallo in "Più spazio all'individualità, il progetto dell'abitare"]

© Darya Sannikova© Altherr Désile Park

D  -  Quale tipo di ambienti possono aiutare ad assecondare i molti modi in cui viviamo oggi?


RM  -  Ogni spazio va interpretato per il benessere delle persone sviluppando, ad esempio, prodotti versatili e facilmente contestualizzabili. La progettazione, dunque, non riguarda solo il prodotto ma l'interior design. Come Arper, entriamo nel segmento casa senza coprirlo con tutte le tipologie di arredo ma con prodotti più trasversali, che funzionano in più contesti e capaci di dialogare con altri arredi senza perdere la propria identità. Passiamo così da azienda produttrice di arredamento a realtà creatrice di soluzioni.

SC  -  Gli spazi devono essere ispirazionali, accoglienti e rassicuranti. E, se sono domestici, avere la versatilità per accogliere sia la vita privata che quella lavorativa. Se sono pubblici, è necessario che propongano un “flair” domestico, per invitare le persone ad abitarli. Gli ambienti rispondono alle esigenze di chi li vive.

[Leggi anche "Un viaggio nel colore" di Arper]

Oell, designed by Jean-Marie Massaud, 2022

D  -  Come si sta traducendo The Project of Living a livello di prodotto?


RM  -  Lo stile Arper è universale, versatile e accogliente. È uno stile che consente di dialogare con altri in modo chiaro. Al suo interno ci sono “micro-stili”: più geometrico, con accenti più soft o con un'immagine indirizzata dall'estetica dei materiali. Ma è uno stile che si evolve nel tempo senza tradirsi, grazie all'approfondita ricerca sui materiali, sui colori e le finiture e soprattutto sulla sostenibilità, che ci consente oggi di non contestualizzarci soltanto nel contract o nell'ufficio.

SC  -  Le collezioni di quest'anno interpretano una serie di bisogni. Ad esempio, i divani Shaal di Doshi Levien sono morbidi e accoglienti, adatti al contract per dimensioni, modularità e materiali ma con caratteristiche che sfociano nel domestico. Shaal invita a raccontarsi, a condividere e perfino lavorare: non è tanto un arredo quanto un luogo. I tavolini Ghia in legno di Altherr Désile Park puntano sulla multisensorialità e la modularità, per comporre ambienti personali. Il tavolo Aeeri di Peter Kunz traduce concetti di leggerezza, durevolezza e versatilità. È concepito per un uso professionale ma può arredare la casa. Infine, il tavolino Oell di Jean-Marie Massaud può trasformarsi da side table a piano di lavoro per chi siede su una poltrona o divano. Con questi arredi, Arper “abilita” gli spazi e le esigenze personali.

Ghia, designed by Studio Altherr Désile Park, 2022

D  - In una prospettiva più ampia, che cosa rappresenta The Project of Living per Arper?


RM  -  Vogliamo veicolare il concetto in una linea strategica a lungo termine, per identificare opportunità e bisogni che diventeranno “insight” nella progettazione di prodotto. The Project of Living è un indirizzo di ricerca che conforma la nostra mission. È uno snodo strategico alla base non solo dei prodotti futuri, ma anche del progetto d'impresa. È un tema e una metodologia che informano la ricerca e sviluppo, la linea strategica di comunicazione e una serie di nostre attività.

SC  -  Il tema porta in sé i concetti di “project” e di “living”. Il primo implica una proiezione verso il futuro, il guardare oltre con grande ottimismo e animati da spirito visionario. Il secondo si riferisce sia all'arco della vita dell'essere umano, sia al cambiamento costante del vivere collettivo e sociale. The project of living si nutre di quelle domande che radicano le grandi riflessioni sul futuro, con l’ambizione di tradurle in progetti coerenti con la visione di Arper: to design a beautiful world to live in.

 

[Per approfondire, guarda il video sul tema "The Project of Living"]

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